Evidentemente i capitoli dovevano essere otto; aggiungerne uno era d´obbligo per un tutto più scorrevole. Quest´ultimo fa seguito logico al 6º, ma cro­no­lo­gi­co al 7º e poiché il testo riferisce spesso il percorso temporale, ad evitare in­con­gru­en­ze di fatto ho preferito porlo alla fine; così dalla periferia si ritorna al centro.
Se­gue ora l´ag­giun­ta po­stu­ma, in­tro­dot­ta al ca­pi­to­lo 2a pro­get­to com­ple­ta­to.

 

An­to­nio Alessi - © 2003-2010 The Watch Pu­blisher - Mag. 27, 2010

i di­reb­be pro­prio che io ab­bia fat­to i con­ti sen­za l´oste!
Oste d´ec­ce­zio­ne a dire il vero, s­tan­te l´in­gres­so di Ura­no nell´A­rie­te.
L´av­via­men­to di un nu­o­vo se­co­lo di lu­ci­da tec­no­lo­gia ed at­tua­zio­ne, non sce­vri dai pe­ri­co­li di un´op­po­si­zio­ne di Gio­ve-Sa­tur­no, stret­ta­men­te con­giun­ta. DIf­fi­ci­le dire se avrà la me­glio la vi­ci­na e ge­ne­ro­sa in­flu­en­za di Gio­ve, dal con­fi­ne del suo re­gno nei Pe­sci, o la re­si­sten­za di un Sa­tur­no re­tro­gra­do, ani­ma­to da una lo­gi­ca re­frat­ta­ria e fru­stran­te.
Fat­to si è che que­sta pre­sa di co­scien­za, che con­si­de­ro il­lu­mi­nan­te, è scat­ta­ta d´im­prov­vi­so, qua­si fu­o­ri dal­le re­go­le, squar­cian­do come il sole tra le nubi un con­te­sto già chiu­so, un ci­clo che, da buon Arie­te, con­si­de­ravo esa­u­ri­to nel­la mia man­sio­ne.
Per­si­no que­sta let­te­ra S do­mi­nan­te, che ha già ini­zia­to il pri­mo ca­pi­to­lo e che mi ac­cor­go di aver usa­to (ma non di pro­po­si­to), sem­bra vo­ler ri­av­via­re un nu­o­vo pe­ri­plo, con il suo ri­con­dur­si al sim­bo­lo dell´in­fi­ni­to. Os­ser­van­dola bene, mi ac­cor­go per­si­no del­la pre­sen­za all´in­ter­no del par­ti­co­la­re sti­le del font (che non è di mia pro­du­zio­ne: WalrodInitials, 1992) di cer­chi al­ter­na­ti, qua­si a ri­bat­tez­za­re il caso pre­sen­te.

Cosa c´è di tan­to ma­gi­co?
lo dirò su­bi­to, po­i­ché non sono in gra­do di pre­ve­de­re quan­to e fino a quan­do la ri­cer­ca che si ri­a­pre po­trà con­dur­mi lon­ta­no: quan­do si par­la di pro­gram­ma­zio­ne, le ore si­gni­fi­ca­no gior­ni, i gior­ni set­ti­ma­ne e que­ste ul­ti­me mesi…;)

il mo­men­to !

Non un gio­co di pa­ro­le, ma un ter­mi­ne scien­ti­fi­co con ri­fe­ri­men­ti ine­qui­vo­ca­bi­li.
Il Di­zio­na­rio del­la Lin­gua Ita­lia­na De­vo­to-Oli lo de­fi­ni­sce così:

    7. In fi­si­ca, con di­ver­se spe­ci­fi­ca­zio­ni, in­di­ca va­rie gran­dez­ze, sca­la­ri o vet­to­ria­li, de­fi­ni­te dal pro­dot­to di una par­ti­co­la­re gran­dez­za per una di­stan­za, o per una po­ten­za di una di­stan­za: m. di una cop­pia,
    m. di ro­ta­zio­ne; m. ma­gne­ti­co, il pro­dot­to del­l'in­ten­si­tà dei poli di un ma­gne­te per la loro di­stan­za;
    part.: m. d'iner­zia di un in­sie­me di mas­se ri­spet­to a un asse, la som­ma (o l'in­te­gra­le) dei pro­dot­ti di quel­le mas­se per i qua­dra­ti del­le loro di­stan­ze dal­l'asse: è im­por­tan­te per cal­co­la­re l'ef­fet­to del­l'iner­zia in un moto ro­ta­to­rio;
    m. ci­ne­ti­co, in mec­ca­ni­ca ana­li­ti­ca, par­ti­co­la­re espres­sio­ne che in cer­ti casi si iden­ti­fi­ca con una com­po­nen­te del­la quan­ti­tà di moto (det­ta in ingl. mo­men­tum)
    In sta­ti­sti­ca, cia­scu­no dei de­ter­mi­na­ti pa­ra­me­tri che ca­rat­te­riz­zano una di­stri­bu­zio­ne di dati sta­ti­sti­ci quan­ti­ta­ti­vi.
    -etim- Dal la­ti­no mo­men­tum, de­ri­va­to di mo­ve­re e cioè `(mi­ni­mo) mo­vi­men­to'.
    ©1990 [Casa Edi­tri­ce Fe­li­ce Le Mon­nier S.p.A., Fi­ren­ze]
Ce n´è più di quan­to oc­cor­ra, per in­di­vi­dua­re nel­la li­nea di bi­lan­cia­men­to dei due trian­go­li mag­gio­ri quel mo­men­to d´in­sie­me che non sol­tan­to può in­di­ca­re de­ter­mi­na­te pro­por­zio­ni nel­le di­stan­ze tra le va­rie basi in un equi­li­brio asim­me­tri­co - come tale l´ab­bia­mo già im­pie­ga­ta - ma alla luce di que­sta in­tu­i­zio­ne si ri­ve­la ba­si­la­re per ga­ran­ti­re la di­stri­bu­zio­ne Au­rea del­le quat­tro par­ti ri­sul­tan­ti dal­la com­bi­na­zio­ne con­trap­po­sta dei trian­go­li mag­gio­ri, come è in­tro­dot­to al pa­ra­gra­fo Il pun­to di vi­sta uma­no.
In al­tre pa­ro­le, cre­do che i due trian­go­li por­tan­ti deb­ba­no so­vrap­por­si in modo tale per cui la li­nea che uni­sce i pun­ti d´in­con­tro dei loro lati, si iden­ti­fi­chi per en­tram­bi con la base di quel trian­go­lo in­ter­no a cia­scu­no, la cui area equi­va­le a quel­la dell´in­te­ro trian­go­lo di­vi­sa per il nu­me­ro d´oro .
Si­gni­fi­ca che per cia­scu­no dei due Trian­go­li, l´area tra­pe­zo­i­da­le, che pog­gia sul­la base mag­gio­re, man­tie­ne il me­de­si­mo rap­por­to au­reo con quel­la trian­go­la­re, de­li­mi­ta­ta dal­la base in­ter­na (l´asse del­la cop­pia).
È il fat­to­re de­ci­si­vo, che ai no­stri oc­chi può ren­de­re pul­san­te la cop­pia pri­ma­ria.
Dai pri­mi con­trol­li nu­me­ri­ci emer­ge in­fat­ti, come per il chakra del cu­o­re, che tale prin­ci­pio, nei dia­gram­mi mi­glio­ri ot­te­nu­ti, è mol­to vi­ci­no all´es­ser sod­di­sfat­to.
Re­sta solo quel mi­ni­mo scar­to tra det­ta li­nea e le due basi di se­zio­ne in­ter­na, che ri­chie­de la mes­sa a pun­to e que­sto, qua­le nu­o­vo e de­ci­si­vo pun­to di ri­fe­ri­men­to nel­la for­mu­la­zio­ne del mandala, co­sti­tuirà la pros­si­ma, di nu­o­vo ar­dua pa­re­te da sca­la­re, po­i­ché ri­pro­po­ne la di­scus­sio­ne di tut­to il per­cor­so.
A dir­la tut­ta, non esclu­de­rei che lo stes­so pos­sa ap­pli­car­si agli al­tri trian­go­li cen­tra­li A3-r-s e V3-p-q; in par­ti­co­la­re all´ul­ti­mo in­ter­no, il più pic­co­lo, del qua­le il mo­men­to di equi­li­brio po­treb­be in­te­res­sa­re an­che il cen­tro; ma si lo po­trà ap­pu­ra­re solo a fi­gu­ra per­fe­zio­na­ta.
Re­sta da ve­de­re se i due Trian­go­li mag­gio­ri pos­sa­no ave­re in tale caso aree dif­fe­ren­ti tra loro, do­vu­te al po­si­zio­na­men­to asim­me­tri­co nel­lo stes­so cer­chio. Si fa stra­da l´i­po­te­si più pro­ba­bi­le, che non deb­ba­no af­fat­to es­se­re asim­me­tri­ci, in­va­li­dan­do tut­te le di­vul­ga­zio­ni e le spe­ri­men­ta­zio­ni in tal sen­so pro­pa­ga­te nel mon­do. Ne pro­du­co un pri­mo esem­pio ap­pe­na sfor­na­to, che si av­vi­ci­na non poco alla fi­gu­ra dell´O­re­gon.
Ciò non vuol dire che il la­vo­ro allo sta­to at­tua­le non con­ser­vi la pie­na va­li­di­tà ope­ra­ti­va, ma si trat­ta di una chia­ve che può ri­ve­lar­si de­fi­ni­ti­va nell´ap­proc­cio al sim­bo­lo; quan­to­me­no, un so­stan­zia­le pas­so avan­ti e co­mun­que un´op­zio­ne che ri­chie­de di es­se­re im­ple­men­tata au­to­no­ma­men­te, stan­te l´e­vi­den­te im­pos­si­bi­li­tà di ap­pli­ca­re tale rap­por­to con ten­ta­ti­vi ma­nua­li (per non par­la­re di riga e com­pas­so).

 

An­to­nio Alessi - © 2003-2010 The Watch Pu­blisher- Mag. 28, 2010

d una pri­ma ana­li­si, l´ap­pli­ca­zio­ne pra­ti­ca di que­sto prin­ci­pio non si di­sco­sta trop­po dal­la pre­ce­den­te, con­sen­ten­do con un cer­to tra­pian­to di in­te­gra­re la for­mu­la nel 2º set di istru­zio­ni già de­scrit­to, so­sti­tu­en­do il 1ª sta­dio di ot­ti­miz­za­zio­ne, os­sia la par­te in­fe­rio­re del­lo sche­ma, po­i­ché lo svi­lup­po suc­ces­si­vo di quel­la su­pe­rio­re non su­birà va­ria­zio­ni.
Là gli ar­go­men­ti in gio­co sono tre: le due basi sot­to­stan­ti e la base del­lo Yin gran­de; se pri­ma dal­le due basi ab­bia­mo de­dot­to quel­lo Yin che ri­sol­ve le re­ci­pro­che in­ter­se­zio­ni, ora po­tre­mo par­ti­re dall´aver di­spo­sto la base in­fe­rio­re, e de­fi­ni­to lo Yin gra­zie al cal­co­lo del­la sua spe­cu­la­rità Au­rea con lo Yon.
Da que­sti due dati di par­ten­za il pro­gram­ma ri­ca­va la base in­ter­na 3 (ver­de), se­guen­do la stes­sa se­quen­za lo­gi­ca de­gli in­cro­ci de­scrit­ta so­pra con (1)-(2)·(4), e (3)-(4)(4).
Si trat­ta quin­di di col­lo­ca­re prin­ci­palmente la pri­ma base, del trian­go­lo Yon gran­de, dal­la qua­le di­pen­de­ranno le al­tre due so­pra e sot­to, ri­du­cen­do an­co­ra di uno la scel­ta dei pa­ra­me­tri. Fis­sa­te le basi 5 e 3 in­fat­ti, basterà de­fi­ni­re la 8 per ap­pro­da­re ad una fi­gu­ra fi­ni­ta, uni­ca e pre­ci­sa; se poi si vor­rà at­tri­bu­i­re alla base 8 la pro­prie­tà di sim­me­tri­ca alla 5, le va­ria­bi­li si ri­du­co­no alle pri­me due (la sot­to­li­ne­a­tu­ra vu­o­le in­di­ca­re le basi sot­to­stan­ti ai nu­me­ri).
Le mo­da­li­tà per pro­ce­de­re sono quin­di im­pli­ci­te alla scel­ta dei pa­ra­me­tri nel­le li­ste-menu del­la 2ª con­so­le, cia­scu­na del­le qua­li at­ti­verà­/esclu­derà i va­lo­ri del caso, re­go­lan­do di con­se­guen­za le ro­u­ti­nes in­ter­ne. Mag­gio­ri det­ta­gli sono espo­sti nel­le ri­spet­ti­ve se­zio­ni del­la Gui­da all´uso del pro­gram­ma THEORY.

I va­lo­ri con­se­gui­ti dall´e­la­bo­ra­zio­ne ver­ran­no co­mun­que me­mo­riz­za­ti e ri­por­ta­ti nel­le ri­spet­ti­ve ca­sel­le, in modo da po­ter es­se­re ri­ci­cla­ti con un me­to­do di­ver­so ad. es. pres­so la 1ª con­so­le, ove l´in­ter­ven­to dell´o­pe­ra­to­re può spe­ri­men­ta­re ri-adat­ta­men­ti ma­nua­li. Tra­smet­to que­ste ri­fles­sio­ni po­i­ché il per­cor­so lo­gi­co che mi gui­da al nu­o­vo ca­pi­to­lo aiu­te­rà an­che chi ha se­gui­to l´e­spo­si­zio­ne fin qua, ad ar­ti­co­la­re tra loro le di­ver­se so­lu­zio­ni.
In re­al­tà, se da un lato tut­to pare sem­pli­fi­carsi, non cede af­fat­to l´alea di mi­ste­ro, che per­si­ste nell´av­vol­ge­re que­sto sim­bo­lo e la sua for­mu­la­zio­ne; que­st'espe­rien­za mi ram­men­ta sem­pre più la sto­ria del­la le­pre e del­la tar­ta­ru­ga, con l´an­no­so pro­ble­ma di qua­le del­le due avreb­be rag­giun­to il tra­guar­do per pri­ma.

È evi­den­te che esi­ste un asse in gra­do di sod­di­sfa­re alla per­fe­zio­ne en­tram­be le ra­gio­ni au­ree del­le su­per­fi­ci dei due trian­go­li con­trap­po­sti, es­sen­do iscrit­ti nel­la stes­sa cir­con­fe­ren­za, sen­za che ciò com­por­ti va­ria­zio­ni di am­piez­za: il dia­me­tro del­la stes­sa; ma non è det­to che rap­pre­sen­ti la so­lu­zio­ne ot­ti­ma­le, seb­be­ne il trac­cia­to si av­vi­ci­ni sem­pre più a quel­lo ide­a­le.

 Quat­tro gior­ni dopo
Tre mo­del­li tra quel­li spe­ri­men­ta­ti sul­la base del­lo stes­so me­to­do mo­stra­no in­tan­to come, va­rian­do la base YON e di con­se­guen­za la YIN, por­tan­do l´asse di bi­lan­cia­men­to au­reo sia so­pra che sot­to il dia­me­tro o asse cen­tra­le (aran­cio­ne), la fi­gu­ra svi­lup­pi le ten­den­ze de­scrit­te a lato; i det­ta­gli in PDF sono ri­com­bi­nati in se­quen­za per tipo di im­ma­gi­ne, nel file PDF. Per evi­den­zia­re le sot­ti­li di­ver­si­tà nell´e­qui­li­brio dei trac­cia­ti, non in­te­gra­ti al PDF, ne ri­pro­du­co le tre scher­ma­te dal pro­gram­ma:
il trat­teg­gio blu in­di­ca l´asse ef­fet­ti­vo, dato dall´in­ter­se­zio­ne dei due trian­go­li mag­gio­ri; in que­sti esem­pi equi­va­le al li­mi­te au­reo del trian­go­lo YON, men­tre quel­la ros­sa allo stes­so del­lo YIN, cal­co­la­to su di una sim­me­tria in­di­ret­ta e par­zia­le, ove quel­lo in gri­gio in­di­ca il dia­me­tro del cer­chio ospi­tan­te qua­le asse cen­tra­le; (le trac­ce gial­la­stre ri­sul­ta­no dal pro­ce­di­men­to di scan­sio­ne dei rap­por­ti lato-area).

Nel­la pri­ma il po­si­zio­na­men­to del­la base YON è tale da por­ta­re la li­nea di de­mar­ca­zio­ne au­rea al di sot­to sot­to il dia­me­tro.

Nel­la se­con­da il po­si­zio­na­men­to del­la base YON è tale da por­ta­re la li­nea di de­mar­ca­zio­ne au­rea so­pra il dia­me­tro, con uno scar­ta­men­to mag­gio­re del pre­ce­den­te.

Nel­la ter­za le li­nee si equi­val­go­no. L´asse a li­vel­lo zero cor­ri­spon­de ov­via­men­te al bi­lan­cia­men­to au­reo di en­tram­be le aree e non vi è mo­ti­vo di sdop­pia­men­to.
No­no­stan­te un net­to mi­glio­ra­men­to ge­ne­ra­le però, la fi­gu­ra a mio av­vi­so non è an­co­ra sod­di­sfa­cen­te. Ri­ma­ne un pun­to cri­ti­co nell´as­set­to del­la cles­si­dra cen­tra­le, che nel­la ri­co­stru­zio­ne dell´im­pian­to dell´O­re­gon sfi­da ogni com­men­to!
No­no­stan­te que­sto sia ri­ca­va­to in con­di­zio­ni di for­tu­na, le re­la­zio­ni in­ter­ne a por­zio­ni li­mi­ta­te del­la fi­gu­ra non pos­so­no in­gan­na­re più di tan­to. Il trian­go­lo cen­tra­le ad. es. toc­ca i lati del­la cles­si­dra a cir­ca un quar­to del lato del trian­go­lo su­pe­rio­re, men­tre qua è mol­to più vi­ci­no ad un se­sto (e solo par­ten­do dall´asse Au­reo del­lo YIN per poi de­fi­ni­re lo YON); lo si au­men­ta ab­bas­san­do l´asse, ma ne ri­sen­to­no il so­pra e il sot­to ge­ne­ra­li e qua in­ter­vie­ne il dub­bio sul­la cor­ret­tez­za pro­spet­ti­ca del­la foto, che non mi è pos­si­bi­le con­trol­la­re.
Tut­to som­ma­to, rag­giun­ge­re da solo la so­lu­zio­ne avreb­be reso inu­ti­le gran par­te del la­vo­ro svol­to fin qua e sot­trat­to ad al­tri il pia­ce­re di ci­men­tar­si in que­sta con­ti­nua sco­per­ta. Sin­te­tiz­za­re in un´im­ma­gi­ne tut­ta la mi­glio­re pro­ble­ma­ti­ca ora­mai è fa­ci­le:

del­le due fi­gu­re so­vrap­po­ste, quel­la ne­u­tra in­di­ca l´as­set­to che con­si­de­ro ide­a­le e che più si iden­ti­fi­ca con il trac­cia­to dell´O­re­gon, ma pre­sen­ta l´er­ro­re di in­ter­se­zio­ne; quel­la in co­lo­re mo­stra come la pri­ma vie­ne tra­sfor­ma­ta, dal­lo spie­ta­to pro­ces­so di ot­ti­miz­za­zio­ne fino alla scom­par­sa dell´er­ro­re, per­den­do par­te del suo pre­zio­so 'equi­li­brio'. Si nota per con­tro il cen­trag­gio qua­si per­fet­to del­la se­con­da ed il con­tat­to dei ver­ti­ci su­pe­rio­ri con i lati del qua­dra­to ob­li­quo dei pe­ta­li.
O il trac­cia­to dell´O­re­gon in­dul­ge ad una pur mi­ni­ma ap­pros­si­ma­zio­ne - cosa del­la qua­le si­no ad ora ho du­bi­tato for­te­men­te - op­pu­re vi è an­co­ra qual­co­sa di fon­da­men­ta­le da do­ver sco­pri­re, cer­ta­men­te in tal caso nei rap­por­ti in­trin­se­ci del dia­gram­ma e non per ten­ta­ti­vi nu­me­ri­ci.

  an­co­ra un pas­so
È l´8 del mese di Giu­gno e sto per con­clu­de­re an­che la ri­cer­ca sul­le par­ti­zio­ni au­ree del­le aree dei trian­go­li, con in­dub­bio be­ne­fi­cio. Ep­pu­re qual­co­sa si pre­sen­ta an­co­ra, come dal pas­sa­to, a pro­po­si­to di un sito che ave­vo scor­so, ma non riu­scen­do a sca­ri­ca­re il ma­te­ria­le pre­sen­ta­to, at­ten­de­vo il ri­scon­tro dal Sup­por­to di Scribd, a pro­po­si­to di una pro­po­sta di trac­cia­to del­lo S.Y. (tic­ket #40147; tra un pro­ble­ma di cookies ed ar­go­men­ti en­tran­ti ab­ban­do­no mo­men­ta­ne­amente, per poi di­men­ti­car­lo. l´in­di­riz­zo è: (http:­/­/www.scribd.com­/doc­/7827180­/How-to-Draw-Sri-Chakra).
Ri­pe­sco oggi la ri­spo­sta, riapro la pa­gi­na sul sito e tut­to mi ap­pa­re chia­ro; è an­che cu­rio­so no­ta­re come gio­ca­no i nu­me­ri: l´au­to­re pro­po­ne la sud­di­vi­sio­ne del dia­me­tro in 48 par­ti: gior­no 8 per mese 6! Il lato si­gni­fi­ca­ti­vo è che la fi­gu­ra che de­scri­ve in se­quen­za di im­ma­gi­ni, con un´in­so­li­ta mi­sce­la di non­chalance e di cura dei det­ta­gli, ri­pro­du­ce esat­ta­men­te quel­la dell´O­re­gon! A quel tem­po - il 15 Di­cem­bre 2009 - non po­te­vo ri­le­va­re il fat­to, non aven­do­ne pre­ci­sa co­gni­zio­ne; oggi in­ve­ce non avreb­be po­tu­to sfug­girmi, tan­to da pen­sa­re su­bi­to che “qual­cu­no” ave­va avu­to la fe­li­ce op­por­tu­ni­tà di un so­pra­lu­o­go di­ret­to, po­ten­do ef­fet­tua­re ri­lie­vi e mi­su­ra­zio­ni sul cam­po; o quan­to­me­no, ave­re ac­ces­so ad una ri­pre­sa ae­rea, di ben di­ver­sa qua­li­tà che una pic­co­la bit­map, con una in­cli­na­zio­ne leg­gi­bi­le se non ortogonale, ma non di pub­bli­co do­mi­nio o co­mun­que pub­blicata.
È davvero strano, lo ripeto, nonostante la do­vi­zia di im­ma­gi­ni e do­cu­men­ti che ac­com­pa­gna la for­ma­zio­ne dei “cer­chi nel gra­no”, la qua­si to­ta­le as­sen­za di in­for­ma­zio­ne su que­sto sog­get­to, con­si­de­ra­ta la sua uni­ci­tà e le spe­cia­lis­sime mo­da­li­tà del trac­cia­to, che at­te­sta­no del­le ra­gio­ni im­pli­ci­te, non cer­to de­co­ra­ti­ve! Le stes­se map­pe sa­tel­li­ta­ri per­cor­ri­bi­li, seb­be­ne su di un ter­ri­to­rio sel­vag­gio, mon­ta­gnoso e brul­lo qua­si sen­za for­me di vita am­bien­ta­le, pre­sen­ta­no zone co­per­te da di­schi, come di trac­cia­ti ra­dar opa­chi, che non la­scia­no in­trav­ve­de­re nien­te. Qual­cu­no non gradisce che que­sto sim­bo­lo sia trop­po co­no­sciu­to e ri­prodotto?

Non vedo del re­sto al­tra pos­si­bi­li­tà, dato che i pa­ra­me­tri de­scrit­ti e in­con­fon­di­bil­men­te at­ti­nen­ti al me­de­si­mo sche­ma nel Nord Ame­ri­ca, non han­no pre­ce­den­ti in al­cu­na del­le im­ma­gi­ni “tra­di­zio­na­li” nep­pu­re alla lon­ta­na ed il trac­cia­to ri­sul­tan­te as­sol­ve per la pri­ma vol­ta ai miei oc­chi tut­ti i re­qui­si­ti fo­ca­liz­zati nell´e­sem­pio che ho pub­bli­ca­to come un pun­to di ar­ri­vo da ap­pe­na un gior­no.
Lo con­for­terebbe del re­sto an­che la mo­da­li­tà di espo­si­zio­ne del pro­get­to, del tut­to sbri­ga­ti­va ben­ché at­ten­ta, come ri­guar­do a qual­co­sa che non ci ap­par­tie­ne pie­na­men­te, ma di cui si de­si­de­ra rap­pre­sen­ta­re la po­ten­zia­li­tà e la tan­to at­te­sa so­lu­zio­ne. Un po' meno pro­ban­te in­ve­ce è la so­lu­zio­ne sug­ge­ri­ta per le pro­por­zio­ni di pe­ta­li e cor­ni­ce (58, 66, 72 ??), che non sono mo­ti­va­te, non ri­spon­do­no ad al­cun ca­no­ne ed han­no piut­to­sto l´aria di un´im­prov­vi­sa­zio­ne sul tema.
Co­mun­que sia, l´au­to­re rajeshperunna ap­pa­re piut­to­sto esper­to e con­sa­pe­vo­le e il suo com­men­to fi­na­le è un elo­gio al buon sen­so:
“Di­se­gna­re uno Sri Chakra è una me­di­ta­zio­ne. Do­nar­lo agli al­tri è una be­ne­di­zio­ne”.

Che al­tro po­te­vo fare, se non im­met­te­re im­me­dia­ta­men­te i dati pro­po­sti in pro­gram­ma? una ve­ri­fi­ca che avreb­be po­tu­to ri­sol­ve­re mol­ti al­tri pas­sag­gi, ma… c´è sem­pre un ma: il ri­sul­ta­to di tale pro­ce­di­men­to, del tut­to pri­vo di con­trol­li di con­gru­en­za, ri­ve­la non uno ma due er­ro­ri, a mala pena per­cet­ti­bi­li nel­le fi­gu­ra­zio­ni pub­bli­ca­te (ma comunque visibili con l´ingrandimento dei pixels).
Dopo tut­te le ana­li­si svol­te, si può ri­con­dur­re il dop­pio er­ro­re alla par­ti­co­la­re pro­ce­du­ra che pog­gia su una sud­di­vi­sio­ne aprio­ri­sti­ca dis­so­ciata; sen­za con­ta­re l´o­pi­nio­ne per la qua­le dif­fi­cil­men­te un nu­me­ro pari po­treb­be co­sti­tu­i­re la chia­ve di que­sto sim­bo­lo. Ne dò esem­pio con l´uso di co­lo­ri, men­tre nel PDF con il ri­sul­ta­to ap­pli­ca­to gli scar­ti di in­ter­se­zio­ne sono ben vi­si­bi­li (ai pun­ti A3x1 e V4x1 dei ns. sche­mi).

Un lato in­te­res­san­te del si­ste­ma mo­no­la­te­ra­le, che sin­te­tiz­za due per­cor­si in­di­pen­den­ti ben­ché in­ter­di­pen­den­ti, è nel met­te­re in ri­sal­to come il lato Yon (ros­so) pog­gia uni­ca­men­te sul trian­go­lo pri­ma­rio, che in 4 li­nee ap­proda, o me­glio di­scen­de di­ret­ta­men­te alla de­fi­ni­zio­ne del cen­tra­le, men­tre tut­to il re­sto, ap­par­tie­ne allo Yin, che si di­pana in un per­cor­so di 14 li­nee con­ti­nue, fino a com­ple­ta­re l´in­te­ro re­ti­co­lo. Na­tu­ral­men­te i pun­ti di in­con­gru­en­za si tro­va­no al suo in­ter­no.
Ciò no­no­stan­te, se dav­ve­ro l´ap­por­to dell´O­re­gon è sta­to mi­su­ra­to e ri­pro­dot­to, l´a­spet­to più pun­gen­te di que­st´ul­ti­ma ve­ri­fi­ca e nel tem­pi­smo dell´e­spe­rien­za ve­nu­ta ad ac­co­darsi, for­se sta pro­prio nell´in­ne­sca­re un dub­bio sul­la qua­si im­pos­si­bi­li­tà di con­se­gui­re quel trac­cia­to ge­o­me­tri­co che si pone come “ide­a­le”, se non ac­con­ten­tan­dosi per un ver­so o per l´al­tro. La fi­gu­ra è tale per cui se le due basi estre­me fos­se­ro equi­di­stan­ti dal dia­me­tro, come an­che que­sto au­to­re pre­co­nizza, la cles­si­dra non po­treb­be ri­sul­ta­re a sua vol­ta sim­me­tri­ca, a ca­u­sa del­la im­pre­scin­di­bi­le ec­cen­tri­ci­tà alla qua­le par­te­ci­pa. D´al­tra par­te, se i due trian­go­li all´e­stre­mo su­pe­rio­re ed in­fe­rio­re sono ori­gi­na­ti da trian­go­li mag­gio­ri con di­ver­sa base ed al­tez­za, non vedo per­ché do­vreb­be­ro ave­re iden­ti­ca al­tez­za tra loro. L´ap­pli­ca­zio­ne stes­sa del cal­co­lo au­reo alle aree dei trian­go­li, come chia­rirò tra poco, non ha eva­so il pro­ble­ma, pur co­sti­tu­en­do un va­li­do ar­go­men­to, for­se es­sen­zia­le alla fi­lo­so­fia dell´im­pian­to.

La sud­di­vi­sio­ne del dia­me­tro in otto ban­de di ri­fe­ri­men­to alla qua­le sono per­ve­nu­to in via con­cet­tua­le ser­ve solo a ri­di­men­sio­na­re de­ci­ne di ten­ta­ti­vi pub­bli­ca­ti ovun­que sen­za te­ner­ne al­cun con­to, sta­bi­len­do una pla­ni­me­tria ef­fet­ti­va­men­te più ri­spon­den­te; ma non può es­se­re ap­pli­ca­ta con la di­sin­vol­tu­ra che ac­com­pa­gna nu­me­ri in­te­ri. An­che nel­lo sche­ma ci­ta­to a quan­to pare, due dei nu­me­ri sono af­fian­ca­ti dal se­gno +, il che in­tro­du­ce di cer­to un fat­to­re di ap­pros­si­ma­zio­ne; ma non è cer­to suf­fi­cen­te a de­fi­ni­re un ri­sul­ta­to esat­to. Dun­que l´at­tra­en­te equi­li­brio - pu­ra­men­te ot­ti­co, non di­men­ti­chiamolo - dell´in­sie­me ide­a­liz­za­to deve ne­ces­sa­ria­mente ub­bi­di­re a del­le leg­gi ge­o­me­tri­che e, an­che se non tut­te sono sta­te svi­sce­rate, or­mai sia­mo al li­mi­ta­re; sto ese­guen­do pro­ve la cui dif­fe­ren­za ef­fet­ti­va la si nota qua­si solo per so­vrap­po­si­zio­ne dei PDF. Cre­do che la so­lu­zio­ne stia pro­prio nel­lo sco­pri­re la leg­ge­ris­si­ma asim­me­tria sia dell´asse cen­tra­le che del­le basi estre­me, ca­pa­ce di giu­sti­fi­ca­re in tut­ti gli aspet­ti l´in­ter­se­car­si del­le nove sa­go­me.
Re­sta fer­mo il fat­to che la base me­dia in­fe­rio­re A3 ab­bas­san­do­si at­ti­ra a sé la base in­fe­rio­re A2 cioè la alza, ri­pro­du­cen­do un di­fet­to già com­men­ta­to; nel caso con­tra­rio alza l´asse del­la cles­si­dra ri­spet­to a quel­lo ge­ne­ra­le. Dun­que, an­che il mag­gior al­lon­ta­na­men­to del­le due basi prin­ci­pa­li, che pa­re­va gio­ca­re un ruo­lo de­ci­si­vo, si ri­ve­la non pro­dut­ti­vo. La fi­gu­ra qua ri­fe­ri­ta al mo­del­lo dell´O­re­gon, una vol­ta eli­mi­na­ti gli er­ro­ri, pra­ti­ca­men­te vede al­zar­si la fa­scia cen­tra­le, con leg­ge­ro gua­da­gno nel­le di­stri­bu­zio­ne dei trian­go­li di con­tor­no, ma con sa­cri­fi­cio dell´e­qui­li­brio glo­ba­le; a fian­co del­la di­spo­si­zio­ne Au­rea, fran­ca­men­te non sa­prei se val­ga il con­fron­to.

Pertanto, di fronte a fi­gu­re che si pre­sen­tas­sero così ben ca­li­bra­te in tal sen­so, al cen­tro come nei con­tor­ni, a que­sto pun­to po­trei solo pen­sa­re che sia­no co­stru­i­te con del­le ine­vi­ta­bi­li ap­pros­si­mazioni. E allora?

Un ulteriore controllo era ovvio. Cer­can­do di es­se­re più pre­ci­so pos­si­bi­le, sen­za al­te­ra­re mi­ni­ma­men­te l´im­ma­gi­ne più gran­de che ho re­pe­rita, ho trac­cia­to con for­te in­gran­di­men­to le li­nee che dan­no luo­go alle in­ter­se­zio­ni cri­ti­che, in ver­de e ros­so, fino alla loro mas­si­ma esten­sio­ne in­di­ca­ta dal­la fi­gu­ra, li­mi­tan­do così ogni even­tua­le ten­den­za in­tro­dot­ta dal­le om­bre dei sol­chi su di una pla­ne­i­tà non per­fet­ta. Ap­pa­ren­te­men­te, cioè alla vi­sta sen­za in­gran­di­men­to, tut­to sem­bra re­go­la­re. Però lo zoom de­nun­cia qual­co­sa che po­treb­be con­fer­ma­re gli er­ro­ri ri­le­va­ti, an­che sul trac­cia­to di ori­gi­ne e per­si­no con uno schiac­cia­men­to pro­spet­ti­co che ten­de a mi­ni­miz­zarli.
Per con­sen­ti­rne a tut­ti il con­trol­lo ef­fet­ti­vo, ho espor­ta­to la bit­map in un PDF, che ne esal­ta la ma­neg­ge­vo­lez­za, pre­ser­van­do le pro­prie­tà dell´im­ma­gi­ne di par­tenza.

Il cal­co­lo delle aree dei sin­go­li trian­go­li, ul­te­rior­men­te in­tro­dot­to a que­sto pro­po­si­to, per­met­te di ve­ri­fi­ca­re la rea­le e­qui­tà di di­stri­bu­zio­ne del­le for­me, spe­cial­men­te dei due trian­go­li la­te­ra­li su­pe­rio­ri con­tro i due in­fe­rio­ri, cosa che l´oc­chio da solo non può ap­pura­re con cer­tez­za, stante la di­ver­si­tà del­le due coppie di cui una è qua­si sim­me­tri­ca e l´al­tra no; in alcuni casi il rap­por­to in­fe­rio­re ad 1~1.012, vede il trian­go­lo la­te­ra­le su­pe­rio­re ol­tre­pas­sa­re con la pun­ta il lato del qua­dra­to ob­li­quo de­gli 8 pe­ta­li, con­fi­ne, se non oriz­zon­te di ri­fe­ri­men­to, a mio sen­ti­re sem­pre più af­fi­da­bi­le.
Il pro­gram­ma for­ni­sce ora le aree di cia­scun trian­go­lo ed alcuni rap­por­ti, tra cui quel­lo del­la su­per­fi­ce to­ta­le oc­cu­pa­ta ri­spet­to al­l´a­rea del cer­chio esterno.

La mia cer­tez­za che si deb­ba an­da­re ol­tre, si­gni­fi­ca che la sfi­da è sem­pre aper­ta e so­prat­tut­to che ognu­no po­trà ope­ra­re la pro­prie scel­te, con l´au­si­lio del sup­por­to mol­to avan­za­to che gli of­fro.
Ce n´è ab­ba­stan­za per po­ter­si sbiz­zar­rire nel­le più raf­fi­na­te spe­ri­men­ta­zio­ni.

  la con­clu­sio­ne
Esempio di scansione della divisione aurea di un´area triangolare, al variare della base o del livello di ripartizione interno.
Dun­que ho pro­gram­ma­to l´ap­pli­ca­zio­ne di un asse di sim­me­tria, ba­sa­to sul cal­co­lo Au­reo delle aree am­pia­men­te esa­mi­na­to e de­scrit­to.
L´asse Au­reo (così lo chia­merò in seguito) è tale da sud­di­vi­de­re la su­per­fi­ce di un trian­go­lo in due par­ti, re­go­la­te dal rap­por­to 1 a 0.618, tal­ché la por­zio­ne mi­no­re si tro­vi alla base; men­tre il suo sim­me­tri­co non fa­reb­be al caso no­stro, que­sto asse ap­pa­re su­bi­to mol­to con­fa­cen­te alla strut­tu­ra in esa­me.
Per ren­de­re l´uso del pro­gram­ma più com­pleto e fles­si­bi­le, or­ga­niz­zan­do una scel­ta da non ab­ban­do­na­re a sem­pli­ci ten­ta­ti­vi (del tut­to im­pra­ti­ca­bili, se si in­ten­de spe­ri­men­ta­re tale rap­por­to), ma anzi af­fi­nan­do l´a­na­li­si in vi­sta di so­lu­zio­ni ec­cen­tri­che dell´in­sie­me, mi sono inol­tra­to fino alla di­stin­zio­ne dei pa­ra­me­tri di un asse uni­vo­co, o sin­go­lo del bi­lan­cia­men­to Au­reo e di uno dop­pio, po­i­ché si pre­sen­ta­no vari gra­di di com­bi­na­zio­ne, il­lu­stra­ti a lato:
  1. sim­me­tria as­so­lu­ta, cioè ri­spet­to al dia­me­tro del cer­chio ospi­tan­te; tale caso in­clu­de tut­ti gli al­tri po­i­ché non vi è di­spa­ri­tà nel­la di­stri­bu­zio­ne.
    L´op­zio­ne di bi­lan­cia­men­to au­reo im­pli­ca il po­si­zio­na­men­to ot­ti­ma­le [fis­so] dei trian­go­li, le cui por­zio­ni ta­glia­te dal dia­me­tro stia­no tra loro in rap­por­to Phi.
    In tale caso, i soli pa­ra­me­tri opi­na­bi­li ri­guar­da­no le due basi estre­me, che pos­so­no es­se­re po­ste in sim­me­tria o meno: uno o due va­lo­ri, di fa­ci­le ge­stio­ne.
    Il ri­sul­ta­to è bel­lo, mol­to com­po­sto, for­se vin­cen­te.
  2. re­la­ti­va-sta­ti­ca, cioè spe­cu­la­re ri­spet­to alla li­nea di bi­lan­cia­men­to au­reo di uno solo dei gran­di trian­go­li, la cui base re­sta quin­di da de­fi­nir­si; La li­nea che la rap­pre­sen­ta fun­ge da asse di sim­me­tria, lun­go il qua­le i due trian­go­li mag­gio­ri si in­ter­se­ca­no; ri­guar­da un trian­go­lo pri­ma­rio (a scel­ta) men­tre l´al­tro avrà in pra­ti­ca esten­sio­ne in­di­pen­den­te da tale rap­por­to in­ter­no, li­mi­tan­do­si ad in­ter­se­ca­re il pri­mo lun­go gli estre­mi del suo asse Au­reo.
  3. re­la­ti­va-di­na­mi­ca, che sud­di­vi­de in ra­gio­ne Au­rea le aree di en­tram­bi i trian­go­li; La li­nea che lo rap­pre­sen­ta fun­ge da asse di sim­me­tria Au­rea, in quan­to de­fi­ni­sce il trat­to di de­mar­ca­zio­ne sul qua­le si bi­lan­cia la sud­di­vi­sio­ne au­rea di en­tram­bi i po­li­go­ni, che in tal caso si in­ter­se­ca­no su una li­nea leg­ger­men­te di­sco­sta.
    Con di­stan­ze di­ver­se dal dia­me­tro in­fat­ti, men­tre un trian­go­lo gua­da­gnerà in lun­ghez­za del­la base, se­con­do l´an­da­men­to del cer­chio che lo con­tie­ne, l´al­tro la ve­drà ri­dur­si, con con­se­guen­te di­ver­si­tà di lati e su­per­fi­ce.
    Sta­bi­li­to il trian­go­lo pri­ma­rio, il pro­gram­ma ne cal­co­la l´area e il re­la­ti­vo ta­glio, per poi ef­fet­tua­re una scan­sio­ne del pe­ri­me­tro dell´al­tro, de­fi­nen­do­ne quel­la col­lo­ca­zio­ne per la qua­le l´asse Au­reo si tro­vi alla stes­sa al­tez­za del pri­mo, fino al gra­do di pre­ci­sio­ne nu­me­ri­ca ri­chie­sto dall´o­pe­ra­to­re.
    Data la di­ver­sa am­piez­za del­le due basi, an­che gli assi, che rag­giun­go­no i due lati avran­no lunghez­ze di­fferenti (cfr. la 4ª figura a lato), così la li­nea di vera in­ter­se­zio­ne tra i lati dei rispettivi po­li­go­ni sta­rà sem­pre di poco so­pra o sot­to.
    Que­sto pro­ces­so ga­ran­ti­sce quin­di alle due for­me con­trap­po­ste all´in­ter­no del cer­chio un equi­li­brio pu­ra­men­te di­na­mi­co, che non si vede, ma esi­ste.
  4. ogni pro­ces­so, a par­te il pri­mo, può es­se­re ap­pli­ca­to ro­ve­scian­do au­to­ma­ti­ca­men­te la due fi­gu­re.
Su­per­fluo pre­ci­sa­re che que­ste op­zio­ni esi­go­no un´e­le­va­ta pre­ci­sio­ne nu­me­ri­ca.
A seguito del­la spe­ri­men­ta­zio­ne com­ples­si­va, dopo il ma­tu­ra­re di quest´ul­ti­ma fase, l´idea che si fa spa­zio nel­la mia men­te è che il pun­to chia­ma­to Bindu, os­sia il cen­tro del­lo yantra in es­se­re, piut­to­sto che dissociarsi da quel­lo sin­go­lo del cer­chio, pos­sa iden­ti­fi­car­si con uno dei fuochi di un´el­lis­se, qua­le espres­sio­ne ini­zia­tri­ce di tut­to lo svol­ger­si sus­seguente nel contrappunto dell´ap­pa­ra­to cre­a­ti­vo, mi­ra­bil­men­te im­pres­so nel simbolo. Perché contrappunto?
Ricorro nuovamente al prezioso Di­zio­na­rio del­la Lin­gua Ita­lia­na, De­vo­to-Oli:
  • “L'arte di combinare con una data me­lo­dia una o più me­lo­die, più o meno au­to­no­me; nel­la po­li­fo­nia è dato dal­la so­vrap­po­si­zio­ne del­la me­lo­dia in sen­so oriz­zon­ta­le
    (men­tre le re­la­zio­ni tra note in sen­so ver­ti­ca­le co­sti­tu­i­sco­no l'armonia)
    Fare il c., accompagnare un canto o un suono.
    -etim- Dal latino medievale (ponere punctum)
    contra punctum '(mettere nota) contro nota'.”

Non vorrei esagerare, ma, se penso al termine “suono” come al Suono Primordiale, che si pro­pa­ga dal centro, a me sembra quasi una descrizione tecnica dello S. Y..

Perché una ellisse, ossia una “sezione conica”, che potrebbe tradursi in un ovale?
Nel­la re­al­tà uni­ver­sa­le il cer­chio per­fet­to non è che un´a­stra­zio­ne, nient'al­tro che un sim­bo­lo - ruo­ta per­met­ten­do - tut­to l´e­si­sten­te es­sen­do re­go­la­to da pas­sag­gi di sta­to, che si iden­ti­fi­ca­no, come le stes­se or­bi­te dei cor­pi ce­le­sti, con la pe­rio­di­ci­tà dif­fe­ren­ziata de­ri­van­te da una spe­ci­fi­ca asim­me­tria, che im­pli­ca con­trap­po­si­zio­ne.
La stessa ellisse si pone come una fi­gu­ra astrat­ta, de­ri­van­do es­sen­zial­men­te dall´in­ter­se­zio­ne di un pia­no con un cono, da cui un dop­pio asse di sim­me­tria sta­ti­ca; e non è det­to che la cin­tu­ra av­vol­gen­te l´im­pian­to dei trian­go­li deb­ba es­se­re ri­con­dot­ta ad una cur­va con dop­pia sim­me­tria, piut­to­sto che ad una ba­sa­ta su un solo asse di sim­me­tria sta­ti­ca (quel­lo ver­ti­ca­le, per cui le metà de­stra e si­ni­stra sono spe­cu­la­ri) ed uno i cui fu­o­chi di­pen­da­no da pro­por­zio­ni de­ri­van­ti dal­la pe­cu­lia­re con­trap­po­si­zio­ne di un nu­me­ro di­spa­ri di triangoli.

È il solo fat­to­re che ren­de pos­si­bi­le di­stin­gue­re un pun­to dall´al­tro, in un per­cor­so cir­co­la­re a sé stan­te; ed è il solo che com­por­ti una dif­fe­ren­za di po­ten­zia­le, ov­ve­ro­sia un moto: non vi può es­se­re moto pres­so un solo pun­to, ove la Co­scien­za Co­smi­ca si mo­da­lizza nell´al­ter­nanza.

Peraltro, i due fuochi de­ri­van­ti dal­lo sdop­pia­men­to di un uni­co cen­tro, man­ten­go­no una sor­ta di co­mu­ne equi­di­stan­za da ogni pun­to del trac­cia­to, tale per cui sono due ma è come fos­se­ro uno, ri­spet­tan­do il prin­ci­pio che ani­ma il cer­chio stesso. Uno sguardo alle sfere del te­o­re­ma di Dandelin - tangenti sia al cono che al piano di riferi mento, che toccano esattamente nei fuochi dell'ellisse - po­treb­be aggiunger­si quale straordinaria fon­te d´i­spi­ra­zio­ne, il­lu­mi­nan­te per l´analisi ­le com­po­nen­ti “fo­ca­li” con­trapposte nello S.Y..
Forse non è un caso che l´im­ma­gi­ne ani­ma­ta del­lo S. Y. ruo­tan­te nel­lo spa­zio pro­po­sta fin dall´i­ni­zio, con­ten­ga un uovo qua­le sim­bo­lo del “mon­do co­sti­tu­i­to”, il cui asse (o fuso gra­vi­ta­zio­na­le, a cui si ri­con­du­ce il me­glio noto Ca­du­ce­us Her­me­ti­cus) at­tra­ver­sa il centro dell´oc­chio, flut­tuan­te al suo interno…

Pensate forse che esista an­che un solo ge­ne­re di chakra cor­ri­spon­den­te ad un cer­chio per­fet­to? o piut­to­sto che il vor­ti­ce che i suoi ca­na­li ali­men­ta­no ri­spon­da ai prin­ci­pi ap­pe­na ac­cen­na­ti? si è mai vi­sta una ne­bu­lo­sa, o l´oc­chio di un ci­clo­ne per­fet­ta­mente rotondi?
A parte l´uso che ne fece Ar­chi­me­de, con­tro le navi ro­ma­ne che as­se­dia­va­no Si­ra­cu­sa, con­cen­tran­do con uno spec­chio pa­ra­bo­li­co i rag­gi pa­ral­le­li pro­ve­nien­ti dal sole, in un pun­to che è il fu­o­co ge­o­me­tri­co, si di­reb­be anzi che il chia­marli fu­o­chi ri­e­vo­chi il prin­ci­pio di una cre­a­zio­ne, pur trat­tan­do­si di un con­cet­to di fat­to estra­neo alla va­len­za se­man­ti­ca del vocabolo. Trovi qua un istruttivo ex­cur­sus sto­ri­co-in­tro­dut­ti­vo all´evoluzione del con­cet­to di conica, del prof. Marco Martini (se il link non risulta attivo, apri questa pagina sostitutiva). Un´altra pa­gi­na fin d´ora mol­to in­di­ca­ti­va la si tro­va qua e par­la, guar­da­caso, di anfiteatri.
È pure in­te­res­san­te il fat­to che mol­te pri­mi­ti­ve di pro­gram­mi gra­fi­ci ri­cor­ra­no esclu­si­va­men­te alla for­mu­la base dell´el­lis­se an­che per trac­cia­re i cer­chi (in cer­ti casi an­che di­ver­si­fi­can­done al­tez­za e lar­ghez­za nel­la coda de­ci­ma­le, per ri­spet­ta­re l´al­go­rit­mo base; è una del­le ra­gio­ni per cui i miei con­ti ini­zia­li non tor­na­va­no mai).

Un tale assunto com­pli­cherebbe la pro­ble­ma­ti­ca in ma­nie­ra iper­bo­li­ca, in quan­to alle ipo­te­si di for­ma­to, che pos­so­no va­ria­re in fun­zio­ne stes­sa del trian­go­lo cen­tra­le, al qua­le lo spo­sta­men­to del cen­tro è do­vu­to; po­i­ché se un cer­chio ha co­mun­que un´u­ni­ca for­ma e pro­por­zio­ne pos­si­bi­le, di el­lis­si ne esi­ste una va­rie­tà in­de­fi­ni­bi­le.
Po­treb­be però spie­ga­re le ra­gio­ni dell´ir­rag­giun­gi­bi­li­tà di una so­lu­zio­ne com­ple­ta­men­te ar­mo­ni­ca, aven­do­la for­za­ta all´in­ter­no del­la cir­con­fe­ren­za e for­se ba­ste­reb­be una di­la­ta­zio­ne mi­ni­ma a ri­com­por­re l´e­qui­li­brio, ma suf­fi­cen­te a ren­de­re qua­si im­pen­sa­bi­le il ten­ta­re di ad­den­tra­rsi nel me­ri­to tec­ni­camente.
Per ora.


 

An­to­nio Alessi - © 2003-2010 The Watch Pu­blisher - Giu. 12, 2010

ua Ma­e­stà, The Holy Eye Of Re­ve­la­tion Yard:
una ver­sio­ne per… ripartire: la promessa implicita, fin dalla prima pagina.
Tu, che sei giunto fino all´ultimo titolo, non illuderti, non è che l´inizio! ora potrai proseguire per giorni a sperimentare varianti “impeccabili”.
Ne ho scelta solo una, per il suo carattere basilare fra tante; ma forse il bello sta proprio qua: cosa ne sarebbe della musica se esistesse un unico suono?

È simmetrica al diametro, che suddivide le aree maggiori in ragione Aurea, con le basi alla distanza corrispondente, sod­di­sfan­do così tutti i criteri suesposti; inoltre i ver­ti­ci di base del triangolo superiore toccano il quadrato obliquo. La distanza delle basi estreme dal cerchio, di poco inferiore ad 1/8, equivale al Raggio×0.2481×3.

La simmetria Au­rea nel­la sud­di­vi­sio­ne delle aree secondo me giu­sti­fi­ca ap­pie­no il la­vo­ro svol­to e forse è l´anima dell´impianto.
Se esi­ste la so­lu­zio­ne per ec­cel­len­za, pri­ma o poi qual­cu­no la rag­giungerà. Dal canto mio, ho fat­to tut­to il pos­si­bi­le, par­ten­do da cer­tez­ze, per arrivare a du­bita­re per­si­no di ciò da cui ho at­tin­to il mi­glior esempio! Non pos­so pro­por­re nul­la di cer­to, né di ac­cer­ta­to: solo un ar­go­men­to di enor­me fa­sci­no, de­di­ca­to a po­chis­si­mi in­di­vi­dui.

E quan­ti altri mai avreb­be­ro tan­ta co­stan­za da aver­mi se­guì­to fin qua?

A tutti Costoro, un abbraccio!


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