In un sol giorno dell´Agosto 1990 nel letto di un lago asciutto,
situato in una regione selvaggia dell´Oregon 70 miglia a sud-est di Burns,
in un'area conosciuta come Mickey Basin ad est della catena montuosa di Steens, disabitata e selvaggia, un perfetto S.Y. “apparve” senza precedenti presenze o insediamenti,
con uno sviluppo in reticolo di ben 13,3 miglia di linee dello spessore di 10"
incise ad una profondità di 3 pollici nel pavimento di dura crosta salina.

Qualcuno ha subito voluto far credere ad un artificio umano, ma l´area è soggetta a regolari esercitazioni della Guardia Aerea Nazionale e nessun pilota ha registrato lavori in corso prima di quel momento. Patetico anche il tentativo di simulare un'esecuzione in proprio
dopo aver ricoperto i solchi già esistenti con del terriccio molle!
Così non ci si qualifica, ma di certo ci si squalifica.
Al di là delle pretese polemiche connesse come d'uso alla comparsa di cerchi
e simboli di vario tipo nei campi di grano, chiunque abbia tentato la costruzione
della nostra figura potrà testimoniare a priori l´assoluta, per così dire
matematica impossibilità
di una tale improvvisazione a livello di terreno; un problema che ha assillato per decenni
le menti di studiosi senza successo - e tutt'ora insoluto - non può trovare soddisfazione
su una superficie di quasi mezzo chilometro quadrato con qualunque tipo di aratro.

Su un tavoliere levigato quanto un piano ideale, quel grafico infatti
ha tutta l´aria di essere perfetto sia in geometria che nell´aspetto.

Per chi l´intende, questo è il lato più straordinario dell´evento.
Non è la tecnologia impiegata, da far invidia al laser e già di per sé indicativa;
era stata notata circa un mese prima la formazione nelle ore serali di tre sorgenti aeree
di intensa luminosità - descritte come di lampade ai vapori di sodio, disposte a triangolo
con vertice volto a Nord-Est con circa tre gradi di ampiezza dal punto di osservazione
al confine occidentale dell´Alvord Desert - soffermarsi per una decina di minuti
e poi lasciarsi dietro una nuvoletta piuttosto persistente!

Quel che più colpisce, o dovrebbe colpire, è la conoscenza di un impianto così avanzato,
mentre noi Terrestri procediamo solo per tentativi, supposizioni e vanità gratuite,
senza essere in grado di pilotare, nonostante la palese eredità dalla precedente civilizzazione e dunque plurimillenaria, figure di questo calibro.


for­tu­na­ta­mente la do­cu­men­ta­zio­ne fo­to­gra­fi­ca è oc­ca­sio­na­le ed estre­ma­men­te li­mi­ta­ta, ep­pu­re… non an­co­ra sod­di­sfat­to del ri­sul­ta­to fin qui de­scrit­to, de­di­ca­to al­l´ir­ri­nun­cia­bi­le fa­sci­no del “vero” trian­go­lo d'oro, sono sta­to in­dot­to a rie­sa­mi­na­re la fi­gu­ra in­ci­sa sul duro pa­vi­men­to di quel lago ina­ri­di­to, re­ga­la­taci dai no­stri fra­tel­li dal­lo spa­zio or­mai da 20 anni, pro­ba­bil­mente per dar­ci una mano a comprendere.


 

Antonio Alessi - © 2003-2010 The Watch Publisher

Non po­ten­do re­pe­ri­re di me­glio - no­no­stan­te al­cu­ne ri­chie­ste a spe­cia­li­sti del­le im­ma­gi­ni sa­tel­li­ta­ri ed a qual­che ten­ta­ti­vo in­frut­tu­o­so di esplo­ra­zio­ne di­ret­ta tra­mi­te map­pe, - ho pre­so a rie­la­bo­ra­re l´im­ma­gi­ne più leg­gi­bi­le, fo­to­gra­fa­ta pur­trop­po a bas­sa quo­ta quin­di con una for­te fuga pro­spet­ti­ca e so­prat­tut­to com­pres­sio­ne del­la zona più lon­ta­na, in­tro­dot­ta dal­l´obiet­ti­vo; ho fat­to del mio me­glio per ri­con­dur­re lo sche­ma - pur ta­glia­to dal­la fo­ca­le e da al­tri pas­sag­gi di mano - ad una pian­ta cir­co­la­re, ma la con­tra­zio­ne dal­la vi­sta so­prat­tut­to ver­so l´oriz­zon­te ed un po' sul lato ds. è ri­ma­sta. È un po' più elo­quen­te, ma ser­ve solo a ren­de­re un'idea; non si ri­ca­va­no cer­to da que­sta im­ma­gi­ne mi­su­re di ri­fe­ri­men­to: per quan­to rad­driz­zata, la de­for­ma­zio­ne pro­gres­si­va in pro­dondità è ine­lu­di­bi­le e qua­lun­que ten­ta­ti­vo di ri­pro­dur­la in un dia­gram­ma fi­ni­to sci­vo­la ine­so­ra­bil­men­te in una pla­ni­me­tria per quan­to si­mi­le, in­trin­se­ca­men­te di­ver­sa, dove le pro­por­zio­ni de­scrit­te sfu­ma­no ra­pi­da­men­te, quan­to ba­sta per con­fon­der­si con le de­ci­ne di pro­to­ti­pi già esi­sten­ti; non­di­me­no ri­pro­du­co la bit­map come ho po­tu­to ri­me­diarla, pro­po­nen­done l´ana­li­si fin dove si può.
Ne ho poi tro­va­ta un'al­tra, ri­pre­sa da di­ver­sa an­go­la­zio­ne in un for­ma­to GIF qua­si il­leg­gi­bi­le, che va­le­va lo sfor­zo di ri­por­ta­re in luce per quan­to sia un'im­pre­sa di­spe­ra­ta mu­o­ver­si di pre­ci­sio­ne a scat­ti di un in­te­ro pi­xel su un'im­ma­gi­ne pic­co­la, in­gran­di­ta e de­for­ma­ta; ma a di­spet­to di ciò, il tra­guar­do più am­bi­to se ne sta den­tro a quel fran­co­bol­lo! Ho dop­pia­to le li­nee se non al­tro per eli­mi­na­re l´ispes­si­men­to con­se­guen­te al re­ma­ke, ma un mi­ni­mo di in­cli­na­zio­ne del­l´im­pian­to per­ma­ne a ren­de­re tut­to più cri­ti­co; le ri­ghe ros­se nel­la fig. sot­to­stan­te non pos­so­no in­ter­se­car­si cor­ret­ta­mente, ma ten­do­no solo ad evi­den­zia­re la vi­sta d'in­sie­me, che in par­te com­ple­ta l´al­tra nel do­cu­men­ta­re le pro­por­zio­ni, an­che se è del tut­to esclu­so il cer­ca­re di ri­pe­terne l´as­set­to ri­cal­can­do­lo; spes­so­ri e pi­xel in­gi­gan­titi non con­sen­to­no cer­to la mes­sa a pun­to di fra­zio­ni in­fi­ni­te­sime e il sof­twa­re a sua vol­ta in­ganna.
Con l´im­ma­gi­ne di uno S.Y. ogni mi­ni­ma cosa di­ven­ta pro­ble­ma­ti­ca; il dia­gram­ma è lì, ab­ba­stan­za chia­ro e leg­gi­bi­le, ma bi­so­gna ac­con­ten­tar­si di ri­mi­rarlo, come fos­se qual­co­sa d'in­toc­ca­bi­le; e for­se lo è dav­ve­ro, pro­prio nel ri­ve­la­re con im­pa­reg­gia­bi­le co­e­ren­za i det­ta­mi de­fi­ni­ti­vi, con to­ta­le as­sen­za ai miei oc­chi di qua­lun­que com­pro­messo.

Sor­pren­de il fat­to che di que­sto og­get­to di pri­ma­ria im­por­tan­za e si­gni­fi­ca­to, co­no­sciu­to e pra­ti­ca­to da se­co­li ed elar­gi­to all´umanità intera in modo tan­to sin­go­la­re ed im­pen­sa­bi­le, non si tro­vi­no qua­si trac­ce se non di scar­sis­si­mo li­vello.

Lo si po­treb­be scam­bia­re per un re­per­to ar­che­o­lo­gi­co pro­ve­nien­te dal più lon­ta­no pas­sa­to e in­ve­ce ar­ri­va… dal fu­tu­ro! ma in fon­do non fa dif­fe­renza.
Ho fat­to di tut­to per au­men­tar­ne la leg­gi­bi­li­tà, al­te­ran­dola meno pos­si­bi­le, ma è ugual­men­te da pren­de­re con be­ne­fi­cio d'in­ven­tario.
An­che i ten­ta­ti­vi ef­fet­tua­ti di ri­cal­ca­re que­sto se­con­do do­cu­men­to, che al­l´ini­zio pa­io­no sem­pli­ci e na­tu­ra­li, sci­vo­la­no come fos­se­ro ani­ma­ti ver­so una com­po­si­zio­ne in cui i rap­por­ti tra le due ban­de su­pe­rio­ri e tra le due ban­de in­fe­rio­ri si al­te­ra­no ri­spet­to al­l´ori­gi­na­le e la fi­gu­ra non si ri­sol­ve af­fat­to. Lo si in­trav­vede - con oc­chio ad­de­stra­to data la di­men­sio­ne - da que­sta sem­pli­ce pro­va, dove la ban­da in­fe­rio­re ten­de a ce­de­re e quel­la su­pe­rio­re si am­pli­fica.

Quell´opera ha mol­te più cose da dire di quan­to ap­pa­ia a pri­ma vi­sta; la sua im­por­tan­za im­pli­ci­ta ol­tre­pas­sa qual­sia­si di­se­gno dei circlemakers e cre­do che do­vreb­be es­se­re te­nu­ta come cam­pio­ne di ri­fe­ri­men­to da ora in poi.
Qualche Scuola se n'è già accorta ed ha adot­ta­to nel pro­prio mo­del­lo le pro­por­zio­ni, in par­ti­co­lar modo del­le co­ro­ne dei pe­ta­li, in­di­ca­te dal­la fi­gu­ra nell´O­re­gon, a di­spet­to dei co­stu­mi hin­du e tan­trici orien­tali.

Non a caso è sta­to scel­to un modo, un luo­go lon­ta­no da ogni con­te­sa ed un sup­por­to di tut­to ri­spet­to per tra­smet­ter­lo. Immagino sia an­co­ra là, per chi vo­les­se por­ta­re a ter­mi­ne una ve­ri­fi­ca de­fi­ni­ti­va. Su un im­pian­to di 13 mi­glia di trac­cia­ti i det­ta­gli non do­vreb­be­ro man­care.

La disarmante ele­gan­za di que­sto su­per­bo spet­ta­co­lo, quan­to al­l´equi­tà di di­stri­bu­zio­ne ed alla pro­gres­sio­ne del­le aree in ogni zona, sia pe­ri­fe­ri­ca che cen­tra­le, su­pe­rio­re ed in­fe­rio­re mi col­pi­sce per la sua na­tu­ra­lez­za qua­si scon­tata.
Mi sono reso con­to mol­to pre­sto che nes­su­no dei di­se­gni che ho esa­mi­na­to fin'ora, miei o di al­tri, as­som­ma tut­ti que­sti pri­vi­le­gi con tan­ta di­sin­vol­tura.
Come si può ben ve­de­re il cen­tro for­ma­le del­lo yantra, sul qua­le nel­la 1ª im­ma­gi­ne si ve­do­no due per­so­ne in pie­di (al­lun­ga­te ver­ti­cal­men­te ri­spet­to al pun­to di vi­sta ori­gi­na­le) non si di­reb­be si­tua­to al cen­tro del cer­chio mag­gio­re - no­no­stan­te la vi­sio­ne sia cri­ti­ca - ma ri­sul­ta equi­di­stan­te dai ver­ti­ci del trian­go­lo cen­tra­le che pe­ral­tro non pare af­fat­to equi­la­te­ro sia nel­l´una che nel­l´al­tra ri­pro­du­zio­ne; men­tre la li­nea oriz­zon­ta­le ide­a­le po­treb­be as­su­me­re la fun­zio­ne di vero asse di bi­lan­cia­men­to del si­ste­ma at­tra­ver­san­do gli in­cro­ci di sim­me­tria del­le tre cer­chie di trian­go­li ester­ne - una fun­zio­ne non con­si­de­ra­ta fino a que­sto mo­men­to, ma che ad un'ana­li­si at­ten­ta po­treb­be ri­ve­lar­si es­sen­zia­le.

Altro fattore mol­to in­di­ca­ti­vo, la fi­gu­ra di “cles­si­dra” cen­tra­le (tono scu­ro) è ver­ti­ca­le ai due lati e non su­bi­sce in­cli­na­zio­ni e sti­ra­men­ti av­ver­ti­bi­li, come del re­sto quel­la at­ti­gua più gran­de. Non sa­prei giu­sti­fi­ca­re la lie­ve in­cli­na­zio­ne del pre­sun­to asse cen­tra­le; po­treb­be es­se­re frut­to di pro­gres­si­ve de­for­ma­zio­ni tra­sver­sa­li del­la foto, ba­sta ben poco; in ogni caso uni­sce tre in­cro­ci ad X in modo piut­to­sto net­to e stan­te il va­lo­re in­di­ca­ti­vo del­l´ela­bo­ra­to, me­ri­ta at­ten­zione.
Non è in­ve­ce pos­si­bi­le sta­bi­li­re se i trian­go­li ai ver­ti­ci alto e bas­so sia­no ugua­li tra loro, data la di­ver­sa di­stan­za dal pun­to di ri­pre­sa del­le foto.
È im­por­tan­te va­lu­ta­re con at­ten­zio­ne que­ste ca­rat­te­ri­stiche, per poi fo­ca­liz­za­re il que­si­to che sor­ge spon­ta­neo sul­le re­la­zio­ni tra la qua­li­tà e la pre­ci­sio­ne del­l´im­ma­gi­ne. La per­fe­zio­ne di una fi­gu­ra in sé fa il suo ef­fet­to, ma il li­mi­te prin­ci­pa­le ri­sie­de nel fat­to che abi­tuan­dosi alla sua in­di­scu­ti­bi­le sug­ge­stio­ne, se non ma­gne­ti­smo, si per­do­no di vi­sta i re­qui­si­ti ba­si­la­ri che di caso in caso pos­so­no non es­se­re sod­di­sfat­ti; e la me­di­ta­zio­ne stes­sa, in­con­sa­pe­vol­men­te, ne ri­sen­te. A dire il vero, le in­for­ma­zio­ni po­ten­zial­men­te con­te­nu­te in que­sto “in­sie­me” sono tali e tan­te da far gi­ra­re la te­sta a chiun­que e non ba­ste­reb­be un trat­ta­to per enu­me­rarle e de­scri­ver­le.
In so­stan­za, la pla­ni­me­tria ot­ti­ma­le ga­ran­ti­sce la mas­si­ma espan­sio­ne sia del­l´in­sie­me che di ogni sin­go­la area trian­go­la­re, pur­ché ben rap­por­ta­ta alle al­tre e tale di­la­ta­zio­ne tra l´al­tro am­pifica pro­por­zio­nal­men­te la sen­si­bi­li­tà al­l´er­ro­re e la di­spo­si­zio­ne del­l´area cen­trale.
Le spe­ci­fi­che da ri­spet­ta­re sem­bra­no quin­di as­sai più im­pe­gna­ti­ve di quan­to si so­spet­ti: se le re­go­le, o i cri­te­ri pur fa­col­ta­ti­vi sono que­sti, tut­te le so­lu­zio­ni pro­po­ste fi­no­ra dal­le va­rie par­ti sono da scar­ta­re, o da ac­cet­ta­re solo qua­li tes­se­re di un ca­le­i­do­sco­pio glo­bale.
In fon­do an­che una con­fi­gu­ra­zio­ne pre­fis­sa­ta e ri­spon­den­te può equi­va­le­re ad una for­za­tu­ra ge­ne­ran­do un per­cor­so co­at­to, se non ri­spet­ta le re­go­le del pie­no equi­li­brio; è ciò che mi ha dato più da pen­sa­re an­che sul dia­gram­ma ba­sa­to sui cer­chi au­rei, seb­be­ne si pon­ga come un caso del tut­to par­ti­co­la­re che non si pre­sta ad al­cu­na ul­te­rio­re ma­ni­po­la­zio­ne; ag­giun­ge­rei che mi ha co­stret­to a non fer­mar­mi e ad an­da­re ol­tre.

Vir­tual­men­te la for­mu­la do­vreb­be con­te­ne­re in sé i prin­ci­pi del­la cre­a­zio­ne, cosa che a mio av­vi­so al mo­men­to non è alla por­ta­ta dei Ter­re­stri.


 

Antonio Alessi - © 2003-2010 The Watch Publisher

ro­prio nel ten­ta­re di ri­pro­dur­re lo sche­ma del dia­gram­ma del­l´Ore­gon ho ap­pre­so quan­to la dif­fi­col­tà mag­gio­re stia nel far espan­de­re il più pos­si­bi­le ogni sin­go­la por­zio­ne del­la fi­gu­ra man­te­nen­do equa­ni­mi le pro­por­zio­ni tra le par­ti, spe­cial­men­te al­l´estre­mi­tà alta e bassa.
Per un dia­gram­ma svi­lup­pa­to in due di­men­sio­ni tut­te le re­go­le si con­den­sa­no in una uni­ca, sem­pli­ce, es­sen­zia­le ed im­pre­scin­di­bi­le: re­a­liz­za­re la mas­si­ma equi­tà di di­stri­bu­zio­ne rag­giun­gi­bi­le; qual­sia­si di­la­ta­zio­ne di un'area a di­fet­to di al­tre, o sa­cri­fi­cio di un'area che sia ve­ro­si­mil­men­te evi­ta­bi­le, in­va­lida o com­pro­met­te la giu­sta ri­so­lu­zione.
Il di­se­gno del tem­pio di Sringeri ad esem­pio ri­sol­ve in modo va­li­do par­te del­le pre­mes­se fino ad ora emer­se; ov­via­men­te in ipo­te­si di pre­ci­sio­ne del trac­cia­to, del qua­le però non è di­spo­ni­bi­le il me­to­do co­strut­ti­vo che ne con­sen­ta l´ef­fet­ti­va ve­ri­fi­ca e sia ben chiaro che, man­can­do quel­lo, una fi­gu­ra può non ri­ve­sti­re al­cun va­lore.
Chi è in­te­res­sa­to ad usa­re THEORY, spe­ri­menterà quan­te im­ba­stitu­re al­l´ap­pa­ren­za sod­di­sfa­centi esca­no de­for­ma­te dal­la ret­ti­fi­ca ef­fet­tua­ta dai cal­co­li, pur di­sco­stan­dosi ini­zial­men­te dal­la for­ma­zio­ne ide­a­le per fra­zio­ni mi­ni­mali; e che ad un tem­po co­stru­i­re fi­gu­re "ide­a­li" ac­cet­tan­do qual­che pic­co­la per­cen­tua­le di scar­to (cioè di er­ro­re) sia di­ven­ta­to fa­ci­lis­si­mo, ma non ser­ve a niente.
Tor­nan­do a quel di­se­gno allo sta­tus quo è de­bo­le nel­la fa­scia in­fe­rio­re, che sof­fre di un re­strin­gi­men­to del­la pe­nul­ti­ma ban­da, men­tre l´ul­ti­ma ri­sul­ta più am­pia; ciò crea un'arit­mia che con­tra­sta con la pro­gres­si­va espan­sio­ne dei trian­go­li cen­tra­li in­fe­rio­ri, la­scian­do mag­gio­re am­piez­za al trian­go­lo fi­na­le in bas­so, che poi non è com­pen­sa­ta dal­l´area di quel­lo in cima.
A par­te il pro­ble­ma del­l´equi­la­te­ro, la qua­li­tà com­ples­si­va pre­sen­ta una sua ele­gan­za jeratica e qua le mas­se ri­sul­ta­no me­glio di­stri­bu­i­te dal­l´in­ter­no ver­so l´ester­no. Un'ul­te­rio­re in­gran­di­men­to del­la bit­map de­nun­cia però un'evi­den­te ano­ma­lia nel pun­to de­fi­ni­to A4x1 nel­la con­so­le dei pa­ra­me­tri di THEORY.

Que­sta mia ne of­fre un un bel­l´esem­pio, che spe­ri­men­ta la de­fi­ni­zio­ne del­lo Yin gran­de per l´in­ter­se­zio­ne del­la base Yang gran­de con il 2° cer­chio au­reo (a) e col­lo­ca la base in­fe­rio­re in­ter­me­dia al­l´in­ter­se­zio­ne (c) con lo stes­so cer­chio au­reo del lato de­sun­to del­lo Yin gran­de; essa pre­sen­ta un no­te­vo­le ele­gan­za, è ben bi­lan­cia­ta e as­sai ri­spon­den­te nel­la par­te su­pe­rio­re; per di più è ge­o­me­tri­ca­mente esen­te da er­ro­ri, per la qual cosa in al­tri tem­pi (o da al­tri au­to­ri) avreb­be po­tu­to es­se­re pre­sen­ta­ta come ec­cel­len­te o de­fi­ni­ti­va ma, pur non pre­sen­tan­do il di­fet­to di uno schiac­cia­men­to bi­la­te­ra­le ver­ti­ca­le, do­vu­to alla for­za­tu­ra del trian­go­lo a 60°, sof­fre al lato bas­so del­la stes­sa mal­for­ma­zio­ne, anche più accentuata.
Raf­fron­ta­to al dia­gram­ma di P. Fla­nagan, pre­ci­sio­ne a par­te, ne esce con qual­che pun­to di van­tag­gio per il mi­glio­re al­li­ne­a­men­to del­le fa­sce cen­tra­li, (cles­si­dra e trian­go­li del­la cer­chia in­ter­na) ma “la leg­ge” è la stes­sa per tutti.
Vi sono fa­sce in­fat­ti che ri­sen­tiranno di al­te­ra­zio­ni ap­pa­ren­te­men­te in­giu­sti­fi­cate (per il giu­di­zio vi­si­vo, al mo­men­to di sta­bi­li­re le va­rie al­tez­ze), ma im­pre­scin­di­bi­li nel­l´eco­no­mia di un in­sie­me re­a­le e ca­li­bra­to, am­pli­fi­can­do uno scar­to che in par­tenza è a mala pena vi­si­bi­le. In li­nea ge­ne­ra­le si nota una mag­gio­re fa­ci­li­tà nel per­fe­zio­na­re fi­gu­re che si ri­ti­rano, la­scian­do mag­gio­re am­piez­za ai trian­go­li in cima e in fon­do, in par­ti­co­lar modo a spe­se del­la par­te in­fe­rio­re; pro­ba­bil­mente è il mo­ti­vo del­la loro mag­gior dif­fu­sio­ne.
Per que­sto la fi­gu­ra del­l´Ore­gon può far­ci dav­ve­ro da ma­e­stra, per la pu­rez­za che tra­spa­re.
Pren­dia­mo atto fin d'ora che l´al­tez­za del­le ul­ti­me due fa­sce oriz­zon­ta­li in­fe­rio­ri (trian­go­lo in­fe­rio­re ed i tre su­bi­to so­pra) è cir­ca la me­de­si­ma e pare leg­ger­men­te mag­gio­re del­la ter­zul­ti­ma (quel­la con cin­que trian­go­li); ecco un'im­ma­gi­ne ri­ca­va­ta so­vrap­po­nen­do in tra­spa­ren­za la metà si­ni­stra e cen­tro del­la pri­ma alla se­con­da del­le due foto ri­co­stru­i­te.

Una non im­pro­ba­bi­le al­te­ra­zio­ne del­la ve­du­ta fo­to­gra­fi­ca può la­sciar du­bi­ta­re tutt'al più che le tre ban­de sia­no ugua­li, ma non che quel­la me­dia­na (3) pos­sa es­se­re più ri­stret­ta del­le al­tre; a meno che l´a­ber­ra­zio­ne non con­trol­la­bi­le dell´ot­ti­ca im­pie­ga­ta, do­vu­ta alla mas­si­ma vi­ci­nan­za di quell´area non ab­bia avu­to l´ef­fet­to di di­la­tarla; cer­co di avan­za­re su di un ter­re­no in cui le sup­po­si­zio­ni te­o­ri­che si som­mano a dati del tut­to ale­a­tò­ri. An­che la ter­za fa­scia nel­la metà su­pe­rio­re del­lo yantra ri­sul­ta più ri­dot­ta del­le pri­me due ma in modo de­ci­sa­men­te più pro­nun­cia­to, na­tu­ral­men­te do­vu­to al­l´i­po­te­ti­co slit­ta­men­to ver­so l´alto del­l´asse d'equi­li­brio oriz­zon­ta­le cen­tra­le; que­sto la­sce­rà espan­de­re le due ali del trian­go­lo su­pe­rio­re, il cui ver­ti­ce pog­gia su una base rien­tran­te ri­spet­to al ver­ti­ce del suo sim­me­tri­co, quin­di ne­ces­si­ta di svi­lup­po in sen­so oriz­zon­ta­le.
Le pro­por­zio­ni tra le aree del­la cer­chia dei trian­go­li periferici si di­reb­be­ro det­ta­te dal nu­o­vo ba­ri­cen­tro (ver­de nel­le fig. al­l´ini­zio), che si di­sco­sta dal dia­me­tro ver­so l´alto, dan­do re­spi­ro al­l´asim­me­tria im­pli­ci­ta nel do­ver­si so­vrap­por­re i 4 trian­go­li per un ver­so ai 5 nel ver­so op­po­sto, fino a bi­lan­ciarne “il peso” e la di­spo­si­zio­ne.
Sono cri­te­ri da te­ne­re ben pre­sen­ti, po­i­ché ap­pa­io­no sof­fo­cati dal­la pre­sen­za del­l´equi­la­te­ro; o per me­glio dire con­fe­ri­sco­no alla fi­gu­ra un gua­da­gno nel­la metà alta, a spe­se di quel­la sot­to. Se fos­se pos­si­bi­le man­te­ner­lo cor­reg­gen­do il di­fet­to de­nun­cia­to, la for­mu­la po­treb­be es­se­re vin­cen­te, ma, in par­ten­za, di fi­gu­re come l´uni­ca di­spo­ni­bi­le at­tri­bu­i­ta a det­to tem­pio ne po­trei di­se­gna­re a iosa, ac­con­ten­tan­domi di pic­co­li scar­ti… però poi van­no por­ta­te a buon fine.
Inol­tre non esclu­de­rei di do­ver fare i con­ti con l´area to­ta­le co­per­ta dai trian­go­li in ra­gio­ne del vu­o­to in­ter­no al cer­chio, po­i­ché ha in­dub­bio peso nel­l´equi­li­brio glo­ba­le ed an­che in tal sen­so la di­stri­bu­zio­ne del­l´Ore­gon in­se­gna.

Ri­cor­ro vo­lu­ta­men­te a ter­mi­ni e con­cet­ti pra­ti­ci, po­i­ché in que­sta sede poco im­por­ta sta­bi­li­re gli at­tri­bu­ti più o meno set­ta­ri del­le va­rie scu­o­le e dot­tri­ne; com­pren­de­re la di­na­mi­ca del­le spin­te è già un eser­ci­zio de­gno del­la mas­si­ma con­cen­tra­zio­ne, po­i­ché con­du­ce al sen­so del mandala nel modo più di­ret­to e pro­fon­do, in­si­to ap­pun­to nel sim­bo­li­smo ge­o­me­tri­co uni­ver­sa­le, evo­can­do per sua vir­tù le più ve­ri­tie­re e sot­ti­li sol­le­ci­ta­zio­ni in­te­rio­ri.

Qua­le sia il cri­te­rio di giu­di­zio, in man­can­za di un esem­pla­re di ri­fe­ri­men­to esso è ne­ces­sa­ria­mente af­fi­da­to al buon sen­so, alla vi­sta e al­l´in­tu­i­zio­ne; o al con­fron­to con i mi­glio­ri ri­sul­ta­ti ot­te­nu­ti fino ad un cer­to pun­to, pur­ché cer­ti­fi­ca­ti in pe­cisione, ad evi­ta­re pro­ba­bi­li di­silllusioni.
Quan­to alla pre­ci­sio­ne vor­rei chia­ri­re una vol­ta per tut­te il mio pen­sie­ro, sot­to­li­ne­an­do che la ri­cer­ca di pre­ci­sio­ne in que­sto caso spe­ci­fi­co non na­sce da un'esi­gen­za me­ra­men­te pro­gram­ma­tica, tan­to­me­no ma­nia­ca­le. Come si ve­ri­fi­ca per la pi­ra­mi­de, sono con­vin­to che la ri­spon­den­za ge­o­me­tri­ca sia ga­ran­zia sim­bo­li­ca es­sen­zia­le alla fun­zio­na­li­tà del mandala e che esso svi­lup­pi po­te­re ener­ge­ti­co tra­en­do­lo dal­la sua stes­sa con­fi­gu­ra­zio­ne al­lor­quan­do essa ne espri­ma l´es­sen­za, in pri­mis dal fat­to stes­so di es­se­re per­fet­to, os­sia in fun­zio­ne del ri­spet­to del­la do­vu­ta si­ner­gia di­na­mi­ca tra le linee che de­li­mi­ta­no spa­zi; po­i­ché come uno stru­men­to ac­cor­da­to emet­te un su­o­no ar­mo­ni­co, uno scor­da­to può co­mun­que su­o­na­re, ma su­o­na male e ge­ne­ra ef­fet­ti sto­na­ti e sgra­de­vo­li.
Uno stru­men­to con le cor­de man­can­ti o fu­o­ri po­sto, o la cas­sa ar­mo­ni­ca con del­le fes­su­re in­ve­ce sem­pli­ce­mente non suonerà, nel sen­so stret­to del ter­mi­ne; tutt'al più po­treb­be far ru­mo­re (e ce n'è già tan­to!).

Il solo al­tro modo per ren­de­re at­ti­vo un mandala è quel­lo di trat­tar­lo ener­ge­ti­camente im­pri­men­do­gli le do­vu­te va­len­ze gra­zie al­l´ap­por­to di En­ti­tà, sca­val­can­do per ana­lo­gia ogni esi­gen­za gra­fi­ca e tec­ni­ca (per la qual cosa vale an­che il suggerimento di un costrutto indipendente) ma que­sta è un'al­tra sto­ria, non meno com­ples­sa e cer­ta­men­te non alla por­ta­ta di tut­ti.

Vi­sto da fu­o­ri, si trat­ta del + spa­ven­to­so esem­pio di lo­gi­ca gra­fi­ca­men­te con­ce­pi­bi­le, una lo­gi­ca che so­vra­sta qual­sia­si il­la­zio­ne. Se si do­ves­se sim­bo­liz­za­re il fat­to che cia­scun ele­men­to deb­ba an­da­re as­so­lu­ta­men­te d'ac­cor­do con tut­ti gli al­tri, que­sto è il logo ide­a­le.

Uno S.Y. in­fat­ti lo si può trac­cia­re in tan­ti, tan­ti modi, al­l´ap­pa­ren­za mol­to si­mi­li ma di fat­to pro­fon­da­men­te di­su­gua­li. Lo si può far “qua­dra­re” fino alla con­gru­en­za com­ple­ta, ma il pro­ble­ma del­la di­stri­bu­zio­ne de­gli spa­zi, che in que­sto caso ga­ran­ti­sce l´ar­mo­nia del­l´in­sie­me, re­sta più o meno sot­til­men­te aper­to.
La ri­cer­ca di una sim­me­tria­/si­ner­gia in ver­ti­ca­le come pure nel­l´espan­der­si del­la fi­gu­ra è de­ter­mi­nan­te, né è da in­ten­der­si come un rom­pi­ca­po, ma come un test che in­du­ce al­l´evo­lu­zio­ne; e pen­so sia­no sol­tan­to le pri­me nor­me; di più non ne sap­pia­mo, ma in­tan­to se non al­tro pos­sia­mo re­go­larci me­glio ed avan­za­re di qual­che pas­so.
Sono cer­to che al­tre ma­gi­che re­la­zio­ni ver­ran­no a gal­la con l´af­fac­ciar­si del­la con­fi­gu­ra­zio­ne ide­a­le, so­prat­tut­to nel­l´area cen­tra­le, po­i­ché è da lì che vie­ne dato sen­so e con­si­sten­za alle re­go­le, più che dal­l´oriz­zon­te; mi vien da pen­sa­re che se una base di pi­ra­mi­de sen­za ver­ti­ce non è nien­te, un ver­ti­ce sen­za base può equi­va­le­re ad un rag­gio che si espan­de al­l´in­fi­ni­to, come una spi­ra­le sen­za una cir­con­fe­ren­za che la de­li­mi­ti. L´im­pian­to che ho spe­ri­men­ta­to per pri­mo con THEORY van­ta una spe­cia­le sin­to­nia tra i pa­ra­me­tri, par­te­ci­pi per­si­no di una cer­ta per­fe­zio­ne sim­bo­li­ca; an­che un al­tro mo­del­lo spe­ri­men­ta­to in se­gui­to su basi “au­ree” sem­bra av­vi­ci­nar­si spon­ta­ne­amente alla pre­ci­sio­ne.
Ciò no­no­stan­te pre­sen­ta­no re­stri­zio­ni evi­den­ti: la mag­gio­re am­piez­za dei trian­go­li di pun­ta in alto e in bas­so, un di­fet­to co­mu­ne alla mag­gior par­te del­le fi­gu­re in cir­co­la­zio­ne (la mi­su­ra del­le due fa­sce me­dia­ne, sia so­pra che sot­to, è con­di­zio­na­ta dal­l´aver de­ter­mi­na­to le basi in­fe­rio­ri dal­l´in­ter­se­zio­ne cer­chio-trian­go­lo) e la con­tra­zio­ne ec­ces­si­va dei due pic­co­li trian­go­li in­fe­rio­ri nel­la cer­chia cen­tra­le; di con­se­guen­za i tre in­cro­ci me­dia­ni par­ten­do dal­l´ester­no non sono al­li­ne­a­ti, al­tro di­fet­to co­mu­ne alla mag­gior par­te del­le ri­pro­du­zio­ni (quan­to più sono esat­te ne­gli in­cro­ci); questo dipende prin­ci­palmente dal po­si­zio­na­men­to del­la base di ap­pog­gio del trian­go­lo cen­tra­le, che poi è il più alto; ab­bas­san­dola, la gri­glia ri­tro­va ra­pi­da­men­te l´a­spet­to ide­a­le, ma su­ben­tra l´im­man­ca­bi­le er­ro­re.
In ogni caso esso con­den­sa un'espe­rien­za spe­cia­le, per me come una chia­ve d'ac­ces­so, che però non apre nes­sun'al­tra por­ta o tipo di so­lu­zio­ne.
Così, dopo aver pre­so atto, non sen­za fa­ti­ca, di tut­ti que­sti fat­to­ri cru­cia­li, mi sono ri­sol­to a ri­scri­ve­re il pro­gram­ma, re­sti­tu­en­do a que­sto sim­bo­lo un aspet­to più “ve­ri­tie­ro” ed ap­pro­pria­to di quel­li che vedo in giro, in un formato praticabile e cioè tale da da con­sen­ti­re ad al­tri di avan­za­re nel tra­git­to; uno stru­men­to at­to a pre­di­spor­re e ve­der fi­ni­to il dia­gram­ma se­con­do l´in­tu­i­to di ciascuno, giun­gen­do ad una so­lu­zio­ne ot­ti­miz­zata in­di­pen­den­te­men­te dal cri­te­rio o dal me­to­do di ri­fe­ri­men­to (pur­ché na­tu­ral­men­te i pa­ra­me­tri sia­no con­gru­en­ti).
Nel­la pra­ti­ca del­la de­fi­ni­zio­ne ge­o­me­tri­ca, è solo da un per­cor­so ri­pu­li­to da er­ro­ri che si può de­dur­re cosa va o non va nei dati di par­ten­za; ma per ar­ri­va­re a que­sto oc­cor­re l´aiu­to di un ela­bo­ra­to­re, con una se­rie di ro­u­ti­nes ade­gua­ta­men­te ad­de­stra­te; ogni al­tro ten­ta­ti­vo, ap­pren­di­men­to a par­te, sarà solo una per­di­ta di tempo.


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