Antonio Alessi - © 2003-2010 The Watch Publisher

ccoci al cu­o­re del­la que­stio­ne; per inol­trarci nel­la te­ma­ti­ca do­vre­mo te­ne­re con­to di due or­di­ni di pre­sup­po­sti co­strut­ti­vi:
le mo­da­li­tà ne­ces­sa­rie ed es­sen­zia­li e quel­le “fa­col­ta­ti­ve”.
Sem­pli­fi­can­do per ora il pro­ble­ma al­l´area in­ter­na al cer­chio che de­fi­ni­remo pri­ma­rio, cioè con­te­nen­te i soli trian­go­li, i cri­te­ri ba­si­la­ri per la co­stru­zio­ne del­lo S.Y. si pos­so­no ri­as­su­me­re in po­chi pun­ti fon­da­men­ta­li:
  • I due trian­go­li mag­gio­ri, che chia­mo Yin (ver­ti­ce in bas­so) e Yôn[g] (ver­ti­ce in alto) e nes­sun al­tro deb­bo­no toc­ca­re il cer­chio pri­ma­rio.
    I pun­ti di con­tat­to per­ciò sa­ran­no sei, come le fac­ce di un cubo.
  • Gli al­tri trian­go­li deb­bo­no toc­ca­re con i ver­ti­ci i lati di fi­gu­re ospi­tan­ti o con­fi­nan­ti, sen­za sca­val­carli o di­stac­car­si mi­ni­ma­men­te, e i loro lati deb­bo­no in­ter­se­car­si, quan­do sono tre , in un uni­co pun­to co­mu­ne.
    Qual­sia­si in­cro­cio tri­pli­ce che non ri­spet­tasse que­sta re­go­la da­reb­be luo­go ad un'area pa­ras­si­ta al­l´in­ter­no del­la fi­gu­ra ; non im­por­ta quan­to gran­de o pic­co­la al no­stro sguar­do, que­st'area ver­reb­be a co­sti­tu­i­re come le al­tre un cam­po di for­za a se stan­te, ma qua­le ge­ne­re di For­za la oc­cu­perebbe?
    Per que­sta ra­gio­ne sup­pon­go che per trac­cia­re fi­gu­re de­sti­na­te a sco­pi ri­tua­li sa­reb­be me­glio si­mu­lanre le ri­ghe con dei fili tesi tra pun­to e pun­to, per poi trac­cia­re tut­ti i trian­go­li uno ad uno, fa­cen­do sì che i ver­ti­ci toc­chi­no solo i pun­ti do­vu­ti; quin­di ri­mu­o­ve­re i fili e con essi gli er­ro­ri che im­man­ca­bil­men­te ge­ne­ra­no, af­fi­dan­do il co­strut­to al mero sim­bo­li­smo. Non sarà per­fet­ta (non lo sa­reb­be co­mun­que) ma non vi si tro­ve­ran­no sma­glia­tu­re nel­la tra­ma del tes­su­to; in­ten­do quei casi in cui il pro­get­to na­sce per es­se­re at­ti­va­to ener­ge­ti­camente con ap­pli­ca­zioni spe­ci­fi­che, de­di­ca­te a cia­scu­na area.
    Si par­la di ra­gio­ne­vo­li o alti gra­di di ac­cu­ra­tez­za, ma il fat­to è che er­ro­ri, in uno Shri Yantra de­gno di que­sto nome, in te­o­ria non ce ne deb­bo­no es­se­re, al­me­no non a prio­ri; al mas­si­mo si do­vrà ac­cet­ta­re che i li­mi­ti de­gli stru­men­ti per pro­dur­lo pos­sa­no na­scon­de­re im­per­fe­zio­ni ul­te­rio­ri e non pre­ve­di­bi­li, e que­sto non lo si può evi­ta­re; ma ho det­to pro­dur­lo, non per pro­get­tar­lo: un pro­dot­to che na­sce da una tra­ma tec­ni­ca­men­te im­pec­ca­bi­le ne reca l´im­pron­ta vir­tua­le an­che se ri­sen­te di qual­che im­per­fe­zio­ne fi­si­ca, men­tre non ha sen­so il con­tra­rio. Cer­to è mol­to co­mo­do ma­sche­ra­re pro­dot­ti ir­re­go­la­ri die­tro le quin­te di ma­te­rie im­pie­ga­te per la fab­bri­ca­zio­ne di gad­gets, ma que­sto sim­bo­lo è cosa fin trop­po se­ria, so­prat­tut­to dal pun­to di vi­sta del­l´ener­gia che reca. Ciò vale quin­di sia per sem­pli­ci stam­pe che per la re­a­liz­za­zio­ne di og­get­ti or­na­men­ta­li o, a mag­gior ra­gio­ne, ta­li­sma­nici, fer­mo re­stan­do che la pro­ie­zio­ne del­lo yantra su una su­per­fi­cie cur­va, o sfe­ri­ca o in 3D non ag­giun­ge as­so­lu­ta­men­te nien­te al suo si­gni­fi­ca­to ed al suo po­ten­zia­le - né l´iden­ti­fi­car­si di chi ne fa og­get­to di me­di­ta­zio­ne con l´uni­ver­so trae ef­fet­ti­vo van­tag­gio da tali espe­dien­ti - anzi non vuol dire gran che, trat­tan­do­si di sem­pli­ci re­in­ter­pre­ta­zio­ni lo­ca­li non di rado orien­ta­te a com­pen­sa­re una pre­ci­sio­ne (o una co­gni­zio­ne) mai rag­giun­ta, men­tre può fa­cil­men­te in­ter­fe­ri­re con l´equi­li­brio pro­prio del sim­bo­lo. Lo S.Y. è già una len­te di per sé, ca­pa­ce di con­vo­glia­re e tra­sfor­ma­re la re­al­tà vi­si­bi­le at­tra­ver­so la sua tra­ma come fos­se una re­ti­na; ma è tutt'al­tra fac­cen­da e su que­sto ri­tor­neremo.
  • Non cre­do che l´in­ter­no del si­ste­ma deb­ba ospi­ta­re fi­gu­re per­fet­te, cioè a dire nes­sun trian­go­lo sarà equi­la­te­ro. Un tale pri­vi­le­gio sim­bo­li­co, come un'au­to­no­mia, ver­reb­be a por­si in con­flit­to di prio­ri­tà ri­spet­to agli al­tri, in­sta­u­ran­do una sor­ta di di­stin­zio­ne in un con­te­sto il cui uni­co equi­li­brio è rap­pre­sen­ta­to dal­l´In­sie­me ri­spet­to al Cen­tro gra­vi­ta­zio­na­le, che è l´Ori­gi­ne; ol­tre agli ar­go­men­ti fo­ca­li che sono il cen­tro, sta­ti­co o di­na­mi­co, ed il tut­to, a nes­sun al­tro ele­men­to può es­se­re ri­co­no­sciu­to un com­pi­to di ri­fe­ri­men­to fis­so, di­ret­to o in­di­ret­to, po­i­ché ogni sin­go­lo ele­men­to deve fa­vo­ri­re il mas­si­mo svi­lup­po di tut­ti gli al­tri; è il pri­mo in­se­gna­men­to di mesi e mesi di in­ten­se pro­ve.
    Pe­ral­tro, ri­ten­go che il cen­tro del cer­chio cir­co­scrit­to (mag­gio­re) ed il Cen­tro del­l´ul­ti­mo trian­go­lo (il mi­no­re) ab­bia­no fun­zio­ne dif­fe­ren­ziata e co­e­si­sten­te, an­che se una può non com­pa­ri­re nel dia­gram­ma tut­ta­via esi­ste ec­co­me; né vi è mo­ti­vo per es­se­re cer­ti che si iden­ti­fi­chino in un uni­co pun­to. Per di più an­che il trian­go­lo cen­tra­le non è che la pun­ta di un trian­go­lo mag­gio­re, il cui cen­tro ef­fet­ti­vo è al­tro­ve.
    A tal pro­po­si­to, ho os­ser­va­ta più vol­te quel­la del tem­pio In­dia­no di Sringeri ri­ce­ven­do­ne ini­zial­men­te una sen­sa­zio­ne di in­ten­so fa­sti­dio, al pun­to da non po­ter­vi sof­fer­ma­re lo sguar­do a lun­go; ho poi com­pre­so che ciò era con­nes­so allo schiac­cia­men­to ver­ti­ca­le-cen­tra­le ri­spet­to alle ali la­te­ra­li de­stra e si­ni­stra al qua­le sono sog­get­ti i trian­go­li com­po­nen­ti; è sta­ta solo una re­a­zio­ne per­so­na­le e un mo­ti­vo ci sarà; pro­ba­bil­mente do­vu­to al­l´as­su­e­fa­zio­ne a mo­del­li dif­fe­ren­ti, ma è un fat­to in­di­ca­ti­vo, an­che se in se­gui­to è scom­par­so.
    È cu­rio­so no­ta­re come la pre­sen­za di una sola fi­gu­ra equi­la­te­ra, per­ciò del mas­si­mo equi­li­brio in­du­ca una sor­ta di con­tra­zio­ne ci­lin­dri­ca ver­ti­ca­le ri­spet­to al­l´in­sie­me; che piac­cia o meno, la di­stor­sio­ne è evi­den­te; ac­cen­tra tut­to ver­ti­cal­men­te in modo qua­si mo­no­di­re­zio­nale, lad­do­ve gli al­tri dia­gram­mi ri­sul­ta­no mol­to più orien­ta­ti al cer­chio, al punto da far apparire isoscele con una di­scre­ta forzatura ottica lo stesso equilatero; ba­sta riem­pi­re di un co­lo­re scu­ro omo­ge­neo tut­ti i trian­go­li per ren­der­se­ne con­to e ne darò esem­pi (o pro­va­re a sot­to­por­re l´im­ma­gi­ne a qual­cu­no per la pri­ma vol­ta ed a chie­der­gli se il pri­mo trian­go­lo dall´alto con il ver­ti­ce al cen­tro è iso­sce­le o equi­la­te­ro!).
    Per­tan­to la te­o­ria che sostie­ne un trian­go­lo cen­tra­le con an­go­lo di 60° è a mio av­vi­so frut­to di un'esi­gen­za ra­zio­na­le se non sti­li­sti­ca, con ef­fet­ti co­strit­ti­vi e ri­dut­ti­vi del­lo stes­so si­gni­fi­ca­to del dia­gram­ma glo­ba­le; po­i­ché il trian­go­lo in esa­me non è li­mi­ta­to al­l´area cen­tra­le, dal­la qua­le si par­te per l´at­tri­bu­zio­ne, ma a tut­ta la fi­gu­ra su­pe­rio­re, essa in­sta­u­ra una con­di­zio­ne di qua­si sta­bi­li­tà (o sta­ti­ci­tà?) su un lato solo del­l´in­sie­me, rap­pre­sen­ta­to dal trian­go­lo più alto, qual­co­sa che per­ce­pi­sco come ir­ri­gi­di­men­to; sem­mai è il trian­go­lo cen­tra­le a po­ter van­ta­re un ca­rat­te­re equi­li­bra­to­re ma, se è così, in un al­tro modo che met­terò in nota.
Quin­di ri­spet­tan­do due sem­pli­ci nor­me si eviteranno gli er­ro­ri più co­mu­ni.
Del­le qua­li­tà fa­col­ta­ti­ve par­le­re­mo dopo aver chia­ri­to sva­ria­te pre­mes­se.

il pri­mo me­to­do

Tor­nan­do al me­to­do di Patrick Fla­nagan, pre­mes­sa l´ac­qui­si­zio­ne del trian­go­lo Yon (pi­ra­mi­de) - per co­stru­i­re il qua­le egli deve ri­cor­re­re ad un me­to­do di­spo­sto ad hoc, ben di­ver­so dal no­stro, ma con ugual esi­to - la pri­ma do­man­da ri­guar­da la for­ma del se­con­do trian­go­lo, lo Yin.
il trian­go­lo Yin 3:4:5
Qua P. Fla­nagan, da buon ma­te­ma­ti­co pro­po­ne una so­lu­zio­ne di gran­de in­te­res­se, po­i­ché tie­ne con­to ed as­so­cia le due “me­ra­vi­glie” del­la ge­o­me­tria, ri­cor­ren­do al trian­go­lo “pi­ta­go­ri­co” de­fi­ni­to dai rap­por­ti tra i lati di 3, 4 e 5 e rad­dop­pian­dolo sim­me­tri­ca­mente in modo da ot­te­ne­re un fi­gu­ra i cui lati sono pro­por­zio­nati a 6 di base, 4 di al­tez­za e quin­di 5 per ogni lato.
le due basi estre­me
Il suc­ces­si­vo pas­sag­gio pre­ve­de la scel­ta del­l´al­tez­za del­le due basi estre­me e qua in par­ti­co­la­re si di­ver­si­fi­ca: egli le de­fi­ni­sce ad un'al­tez­za cor­ri­spon­den­te a metà del­la base del trian­go­lo che le con­tie­ne;

de­li­ne­a­to così un trian­go­lo in­ter­no allo Yon, pro­ce­derà poi a de­fi­ni­re la li­nea di base cen­tra­le tra­mi­te gli in­cro­ci del­le dia­go­na­li del tra­pe­zio da que­sto ri­ca­va­to con i due lati del suo op­po­sto, dai qua­li tut­to il re­sto di­scen­de au­to­ma­ti­ca­men­te.
A pro­po­si­to del­le basi, ri­pe­tu­te pro­ve in­di­ca­no che la po­si­zio­ne del­la base in­fe­rio­re ha la mas­si­ma in­ci­den­za sul­la pre­sen­za del­l´er­ro­re cen­tra­le, che può es­se­re ri­dot­to solo al prez­zo del­la con­tra­zio­ne di tut­ta la par­te in­fe­rio­re.

Il ri­sul­ta­to è ar­mo­nio­so e vi­si­bi­le nel­la fi­ne­stra a lato e de­ci­sa­men­te più equi­li­bra­to di quel­lo pro­po­sto da da G. Huet con pari do­vi­zia di det­ta­gli (sot­to); l´er­ro­re è ri­pro­dot­to dal­l´im­ma­gi­ne PDF in di­men­sio­ne na­tu­ra­le (sn.) e al mas­si­mo in­gran­di­men­to (ds.) con Acro­bat 5.5. Clic­can­do l´im­ma­gi­ne si apre il PDF che può es­se­re esa­mi­na­to in ogni det­ta­glio. Que­sta mia ver­sio­ne, tra le pri­me ot­te­nu­te con un pro­fi­lo ab­ba­stan­za si­mi­le, è esente da errore.

il se­con­do me­to­do

il trian­go­lo Yin 3,4 o Zo­dia­ca­le
Lo chia­mo così per pura as­so­cia­zio­ne di idee: esso de­ri­va tut­ta­via dal­la re­la­zio­ne con il cer­chio di Trian­go­lo e Qua­dra­to, che ben si adat­ta ai due nu­me­ri la cui mol­ti­pli­ca­zio­ne an­che sim­bo­li­ca ge­ne­ra ap­pun­to la sud­di­vi­sio­ne Zo­dia­ca­le.
Le qua­li­tà con­trap­po­ste nel bi­no­mio Yôn[g]­/Yin, vuoi Spi­ri­to e Ma­te­ria, Tem­po e Spa­zio, ener­gia e mas­sa etc. etc., com­por­ta­no un prin­ci­pio sta­ti­co il cui svi­lup­po è sul pia­no oriz­zon­ta­le ed orien­ta­to alla tri­pli­ci­tà del­le quat­tro di­re­zio­ni (2×2×3) (no­zio­ne ben nota in Astro­lo­gia in ri­fe­ri­men­to alla Tri­pli­ci­tà e Qua­dru­pli­ci­tà nel­lo Zo­dia­co) ed uno di­na­mi­co, ver­ti­ca­le e di na­tu­ra pen­ta­go­na­le, di cui la G. Pi­ra­mi­de of­fre un esem­pio si­gni­fi­ca­ti­vo (al suo in­ter­no il tem­po sem­bra scom­pa­ri­re e le so­stan­ze non de­gra­dano; inol­tre è or­mai noto come un var­co in­ter­dimensionale di cui si ser­vi­va­no gli ini­zia­ti). Dun­que il sim­bo­lo Yin ben si con­fà alla com­bi­na­zio­ne dei due va­lo­ri ge­o­me­tri­ci; dal­la com­bi­na­zio­ne di 3 e di 4 ri­par­ti­zio­ni del cer­chio (fig. 1) si può ten­ta­re di de­dur­re il li­vel­lo di pre­sen­za del­la pri­ma­ria fi­gu­ra Yin (fig. 2). In que­sto caso ciò av­vie­ne in­ter­se­can­do il cer­chio con la li­nea che uni­sce i pun­ti d'in­con­tro del trian­go­lo e qua­dra­to in­scrit­ti, li­nea che di­ver­rà la base del Trian­go­lo Yin.
in­ter­se­zio­ne dei po­li­go­ni re­go­la­ri
 
il Trian­go­lo mag­gio­re de­fi­ni­to
dal­l´in­ter­se­zio­ne

Tra­la­sciamo a piè pari l´am­pia gam­ma di pre­sun­ti ri­ve­la­to­ri del me­to­do ul­ti­mo, che trat­ta­no lo S.Y. a li­vel­lo di un puz­zle o di un car­to­ne ani­ma­to e pro­du­co­no sot­to le in­se­gne più fol­clo­ri­stiche del­le fi­gu­re in­sta­bi­li, o che non si reg­go­no in pie­di per gli sva­rio­ni, vi­si­bi­li per­si­no su trac­ce di spes­so­re no­te­vo­le o ad­di­rit­tu­ra ca­po­vol­te.

Un sito esper­to che of­fre i suoi mo­del­li in ven­di­ta (sriyantraresearch.com) de­scri­ve un me­to­do che fa uso del trian­go­lo zo­dia­ca­le, an­che se poi pro­po­ne una pro­pria so­lu­zio­ne dif­fe­ren­te per re­qui­si­ti e pre­re­qui­si­ti, uno dei qua­li è ap­pun­to il trian­go­lo equi­la­te­ro; ad ag­giun­ge­re dif­fi­col­tà a tut­to l´in­sie­me, se mai ce ne fos­se bi­so­gno, pone come ot­ti­ma­li i cri­te­ri di con­cen­tri­ci­tà e con­cor­ren­za di al­cu­ni pun­ti di ri­fe­ri­men­to, che do­vreb­be­ro co­sti­tu­i­re la mas­si­ma sfi­da per chiun­que.
Però non ci dice come li ha ri­sol­ti, né di­mo­stra che esi­sta una so­lu­zio­ne nu­me­ri­ca pos­si­bi­le e dun­que al­me­no in ­teoria per­fet­ta; anzi, cita a più ri­pre­se una per­fe­zio­ne “ma­te­ma­ti­ca­mente par­lan­do” ir­rag­giun­gi­bi­le e tutt'al più un gran­de li­vel­lo di ap­pros­si­ma­zio­ne.
Vor­rà accaparrarsi la formula come un bre­vet­to d'in­ven­zio­ne ma, se ha le do­man­de e non le ri­spo­ste, non è più tem­po di ri­sul­ta­ti im­pro­ba­bi­li, fon­da­ti su supposizioni e ar­ran­gia­menti che non con­du­co­no [ener­ge­ti­camente] da nes­su­na par­te. La­scia­mo dun­que al­ vendi­to­re le sue re­spon­sa­bi­li­tà e pri­va­ti­ve ma, lo ri­ba­di­sco, do­vreb­be es­se­re chia­ro per tut­ti che non è bene e nemmeno le­ci­to mer­ci­fi­ca­re l´Oc­chio del­la Ri­ve­la­zio­ne.

Tor­nan­do al me­to­do che in­ve­ce esem­pli­fi­ca in det­ta­glio, le di­stan­ze del­le basi estre­me sono sta­bi­li­te sul cer­chio stes­so con cor­de d'arco ugua­li al suo rag­gio, a par­ti­re dai ver­ti­ci di cia­scu­na base dei due trian­go­li maggiori; in­di­ca poi l´uso di dia­go­na­li in­ter­ne per po­si­zio­na­re la base cen­tra­le.
Ho im­pian­ta­to an­che que­sto, ap­pli­can­dolo sia al trian­go­lo Yon nel­la mo­da­li­tà il­lu­stra­ta, sia al Trian­go­lo d'oro, ma di nu­o­vo sen­za for­tu­na; anche se in alcuni casi, (mantenendo l´al­tez­za del trian­go­lo Yon li­mi­ta­ta alla for­ma au­rea ide­a­le) il tipo di trian­go­lo 3×4 pare av­vi­ci­nar­si alle so­lu­zio­ni più va­li­de.

le fi­gu­re “clas­si­che”

Ho poi ri­co­stru­i­to la fi­gu­ra ba­sa­ta sul­l´ac­cu­ra­ta re­la­zio­ne «Sri Yantra Ge­ometry» del­lo stu­dio­so Gérard Huet, che ama de­fi­nirla “clas­si­ca”. Mi rie­sce dif­fi­ci­le se­gui­re qua­le sia la fon­te da ac­cre­di­ta­re po­i­ché, come egli stes­so de­scri­ve con pe­ri­zia di det­ta­gli, as­si­stiamo ad una no­te­vo­le se­rie di im­prov­vi­sa­zio­ni nel­la do­cu­men­ta­zio­ne pre­gres­sa di tali sim­bo­li e del­la loro pre­sen­za nel­la cul­tu­ra tan­trica orien­ta­le, giu­sti­fi­ca­ta dal sem­pli­ce fat­to che in man­can­za di in­for­ma­zio­ni “re­a­li” e fon­da­te cia­scun au­to­re ha fat­to del suo me­glio per sta­bi­li­re una col­lo­ca­zio­ne pla­u­si­bi­le di un'ico­na che con tut­ta pro­ba­bi­li­tà sfug­gi­va di mano; in­fi­ne non cor­ri­spon­de a quel­la del tem­pio In­dia­no di Sringeri.
Co­mun­que sia egli par­la di equa­zio­ni ma non pro­du­ce che in­di­ca­zio­ni fram­men­ta­rie; cre­a­re equa­zio­ne equi­va­le a cre­a­re un per­cor­so fi­ni­to ed esen­te da con­trad­di­zio­ni; non im­por­ta quan­to si sia por­ta­ti alla ma­te­ma­ti­ca più che non alla lo­gi­ca; che poi in fon­do è la stes­sa cosa. Al con­tra­rio, fare in­cet­ta di par­zia­li pse­u­do-equa­zio­ni in­di­pen­den­ti non può con­dur­re che a dei con­flit­ti, nel mi­glio­re dei casi alla man­can­za di un ri­scon­tro glo­ba­le; ed è quel che ac­ca­de.
Ri­pro­du­cen­do le co­or­di­na­te for­ni­te in co­di­ce Post­Script dal­l´au­to­re stes­so, ho in­se­ri­to la fi­gu­ra ri­sul­tan­te in una fi­ne­stra del­la di­men­sio­ne stan­dard di THEORY (2736 pt.), onde ef­fet­tua­re il test con pro­por­zio­ni co­e­ren­ti; inol­tre sca­lan­dola fino a 20 in­gran­di­menti, ri­du­cen­do lo spes­so­re del­le li­nee fino a ren­der­lo adat­to ad un con­trol­lo ef­fet­ti­vo di pre­ci­sio­ne; quin­di a 100 in­gran­di­menti per age­vo­lar­ne la let­tu­ra. An­che in que­sto, come in al­tri casi che ve­dre­mo, l´er­ro­re ap­pa­re al di sot­to del mas­si­mo zoom di Acro­bat ed an­che se a pri­ma vi­sta non si no­ta­no, va te­nu­to pre­sen­te che i 20 in­gran­di­menti di un qua­dra­to di 560 pun­ti fan­no 11.200 pun­ti, con­tro i 16 mi­lio­ni da me adot­ta­ti per lo svi­lup­po di THEORY! co­mun­que l´evi­den­za è in­di­scu­ti­bi­le e più che suf­fi­cen­te a mo­stra­re che an­che que­sta fi­gu­ra non è il ri­sul­ta­to di un cal­co­lo glo­ba­le, os­sia di una vera equa­zio­ne - che in­som­ma non esi­ste - ma de­ri­va dal­l´ac­co­sta­men­to di suc­ces­si­vi ten­ta­ti­vi di mes­sa a pun­to af­fat­to em­pi­ri­ci; e non è ge­o­me­tri­ca­mente per­fet­ta; né può es­ser­lo sot­to il pro­fi­lo ener­ge­ti­co. Il co­di­ce PDF è sta­to aper­to ap­po­si­ta­men­te al­l´in­gran­di­men­to su più pa­gi­ne.
L´im­ma­gi­ne in sé è piut­to­sto di­se­qui­li­bra­ta, ove i due trian­go­li in­fe­rio­ri in­ter­ni si svi­lup­pa­no con un'am­piez­za in­ver­sa dal cen­tro in fu­o­ri e le aree dei sei trian­go­li adia­cen­ti al cer­chio sono sen­si­bil­men­te sbi­lan­ciate tra loro e mal di­stri­bu­i­te. Inol­tre, a di­spet­to di un pre­ge­vo­le la­vo­ro di de­fi­ni­zio­ne Post­Script dei profili dei Pe­ta­li, la loro di­spo­si­zio­ne è in­ver­sa quan­to ai due anel­li che li ospi­ta­no, dei qua­li il più am­pio do­vreb­be es­se­re quel­lo in­ter­no e non il con­tra­rio, an­che per na­tu­ra­li ra­gio­ni pla­sti­che; in­fi­ne i cer­chi av­vol­gen­ti sono 4 ma i pe­ri­me­tri del­la cor­ni­ce 3 e secondo la raf­fi­gu­ra­zio­ne del­l´Ore­gon, ne man­ca uno.
Dun­que non la de­fi­ni­rei del­le mi­glio­ri.
An­che nel­la ri­pro­du­zio­ne del tem­pio Sringeri, a sua vol­ta piut­to­sto strin­gata nei pe­ta­li, si ve­do­no solo tre ri­pe­ti­zio­ni del­la cor­ni­ce; a meno che il ta­glio del­le por­te, piut­to­sto in­so­li­to, non ne na­scon­da o rap­pre­sen­ti di per sé una quar­ta nel bor­do.
È in­te­res­san­te lo sti­le so­brio e ge­nu­i­no del­l´an­ti­chi­tà, non­ché l´as­sen­za del­le vo­lu­te ret­tan­go­la­ri, in­ter­ve­nu­te in tem­pi più re­cen­ti ad en­fa­tiz­za­re le quat­tro por­te, che qui ve­dia­mo al na­tu­ra­le e a quan­to pare mol­to vi­ci­ne ad una fon­te d'ispi­ra­zio­ne non cor­ren­te. La so­lu­zio­ne es­sen­zial­men­te sim­bo­li­ca adot­ta­ta per raf­fi­gu­ra­re le cer­chie dei pe­ta­li in­flu­enzerà pro­ba­bil­mente tut­ta la pro­du­zio­ne fu­tu­ra, ri­du­cen­do­li a due sem­pli­ci anel­li di ugua­le am­piez­za.

il pro­gram­ma per i test

Le im­ma­gi­ni di que­sto sito, in par­te ac­ces­si­bi­li an­che nel for­ma­to vet­to­ria­le, PDF sono pro­dot­te dal mio ap­pli­ca­ti­vo THEORY il qua­le, per i suoi sco­pi in­trin­se­ci, ge­ne­ra dia­gram­mi sul­la base di 16 cer­chi cal­co­la­ti in espan­sio­ne au­rea a par­ti­re dal rag­gio di 1 pi­xel (de­scri­zio­ne in fi­ne­stra).
Im­ma­gi­ni esi­bi­te da al­tri au­to­ri in PDF come per­fet­te - qua­li­tà a par­te - sono ba­sa­te su li­nee di tale spes­so­re da copri­re qual­sia­si af­fer­ma­zio­ne.

Un sito del­la Vasati Com­pany di­chia­ra ad­di­rit­tu­ra di ave­re ri­co­stru­i­to "con pre­ci­sio­ne l´esat­ta ge­o­me­tria del­lo S.Y." in li­nea con l´ori­gi­na­le (ori­gi­na­le??) e di aver­gli at­tri­bu­i­to co­lo­ri si­ner­gici; ma ce lo fa a mala pena in­travvvedere; in com­pen­so so­stie­ne che una fi­gu­ra di tre cen­ti­me­tri as­som­ma più po­te­re ener­ge­ti­co di una pi­ra­mi­de di due me­tri, ri­fe­ren­dolo in un ebook sca­ri­ca­bi­le ad una cer­ta me­sco­lan­za tra ener­gia spa­zia­le e pia­no karmico (!!).

An­che lo "ide­al shri-chakra" pro­po­sto ed ele­gan­te­men­te com­men­ta­to da mAnasa-ta­raMgiNI pre­sen­ta già im­per­fe­zio­ne a li­vel­lo pi­xel-scher­mo, per cui non mi sono inol­tra­to nel­la di­ret­ta ve­ri­fi­ca.
Egli stes­so pre­co­nizza l´uso del trian­go­lo pi­ta­go­ri­co (3:4:5), sot­to­li­ne­an­do l´im­por­tan­za di una scel­ta for­ma­le con pre­ci­si fon­da­men­ti.

Ho poi cer­ca­to di in­te­gra­re a que­sti pre­sup­po­sti al­cu­ni dei con­cet­ti che sta­va­no ma­tu­ran­do in­ten­sa­men­te, ot­te­nen­do fi­gu­re tal­vol­ta più ar­mo­nio­se, ma sem­pre con er­ro­ri in­trin­se­ci.
Per­ché? e per­ché tut­ti si sono ar­resi, o si sono ac­con­ten­tati di an­nun­cia­re una vit­to­ria ine­si­sten­te, pur di­chia­ran­do che sono in­fi­ni­te le pos­si­bi­li fi­gu­re per­fet­te?
A quan­to pare, si con­cor­da nel dare per scon­ta­ta la per­fet­ta co­stru­zio­ne del­lo Yantra, ma nel­la pra­ti­ca nes­su­no c'è an­co­ra riu­sci­to; se ne vantano, ma nien­te è di­mo­stra­to in una ma­nie­ra ac­ces­si­bi­le ed in­con­tro­ver­ti­bi­le; pro­va ne è che non si pub­bli­ca­no che fi­gu­ri­ne di po­chi pi­xels, or­mai so­praf­fat­te da fil­ma­ti che spe­ra­no di com­pen­sa­re l´ap­pros­si­ma­zio­ne con ef­fet­ti spe­cia­li, ma dai qua­li la ge­o­me­tria non trae al­cun be­ne­fi­cio.

Sono fio­ri­te le più sva­ria­te con­get­tu­re sul­la sim­bo­lo­gia di que­sto im­pian­to, met­ten­do­lo per­si­no in re­la­zio­ne alle fa­sce pla­ne­ta­rie del si­ste­ma so­la­re ed al­tro, sen­za nul­la ag­giun­ge­re a quel che già [non] si sa sul­la re­la­ti­va mes­sa in ope­ra; ep­pu­re è evi­den­te che la sua com­po­si­zio­ne è ori­gi­na­ta da una re­al­tà ben più va­sta di una mi­nu­sco­la por­zio­ne del­l´uni­ver­so, che solo una men­ta­li­tà ter­ri­to­ria­le può in­gi­gan­ti­re.
Ma­ga­ri c'è di che ri­scon­tra­re la map­pa di tut­ta la vol­ta ce­le­ste, ma quan­to sarà adat­to in pun­to di vi­sta ter­re­stre? Allo stes­so tem­po sono con­vin­to che le leg­gi che lo S.Y. rap­pre­sen­ta si esten­da­no fino alle in­fi­ni­te­sime espres­sio­ni di ener­gia esi­sten­ti, po­i­ché uno è il Prin­ci­pio che re­go­la la mac­chi­na co­smi­ca, “così in alto come in bas­so”, come in­se­gna la Ta­vo­la di Sme­ral­do.

Chia­ri­to il pa­no­ra­ma, lo Yantra lo ab­bia­mo di fron­te, in­dif­fe­ren­te ai no­stri au­to­in­ganni e non ri­ma­ne che [cer­ca­re di] an­da­re avan­ti e ri­af­fron­tarlo.


 

Antonio Alessi - © 2003-2010 The Watch Publisher

osì ho co­min­cia­to a met­ter sot­to ana­li­si gli sche­mi tra i più af­fi­da­bi­li in espo­si­zio­ne, cer­can­do di in­qua­drarne un lato de­bo­le, che fos­se co­mu­ne a tut­ti. Co­stru­i­re i pro­gram­mi per re­a­liz­zar­li mi ha aiu­ta­to ad esa­mi­na­re a più ri­pre­se vari lati del pro­ble­ma, po­i­ché ogni pro­ce­di­men­to ri­vol­tava l´or­di­ne di ese­cu­zio­ne, di cal­co­lo e l´in­te­ra­zio­ne tra le par­ti, con la re­i­te­ra­ta con­fer­ma che l´im­po­sta­zio­ne ini­zia­le dei vari me­to­di non fa­ce­va che in­tro­dur­re fin dal­l´ini­zio quel­la di­sto­nia che sa­reb­be emer­sa al­l´ul­ti­mo trat­to.
Al­tro che equa­zio­ni e fi­gu­re si­cu­re! è un con­ti­nuo sten­de­re i bi­na­ri di una fer­ro­via par­ten­do da de­gli estre­mi pre­si a caso spe­ran­do che alla fine, gra­zie a qual­che scam­bio, si in­con­tri­no alla per­fe­zio­ne.
Il pa­ra­go­ne può ap­pa­ri­re ba­na­le, ma in­tro­du­ce in un cer­to sen­so al nu­me­ro d'oro qua­le spun­to ini­zia­le del­la ri­cer­ca che mi ac­cin­go ad espor­re: è il solo che con­sen­ta a due va­lo­ri estre­mi di in­con­trar­si allo stes­so pun­to pro­por­zio­nale, uno in­cre­men­tan­dosi e l´al­tro ri­du­cen­do­si; con il solo osta­co­lo di riu­sci­re a de­fi­nir­lo.
I cer­chi au­rei se­gna­no il con­fi­ne tra di­men­sio­ni in quan­to de­li­mi­ta­no mo­men­ti di con­ver­gen­za non­ché di con­ver­sio­ne tra ogni ter­mi­ne e l´inizo del suc­ces­si­vo, ga­ran­ten­do la non so­lu­zio­ne di con­ti­nu­i­tà tra un'onda e l´al­tra.
Il va­lo­re fi­na­le, se esiste, non è e non sarà mai scri­vi­bi­le né de­fi­ni­bi­le per in­te­ro - di­rei anzi che in­te­ro non è pro­prio il ter­mi­ne adat­to - il che gli frut­ta la ca­ri­ca di ir­ra­zio­na­li­tà e lo stes­so vale pro­ba­bil­mente per lo S.Y.; ma mo­di­fi­ca una sola del­le infinite ci­fre che lo com­pon­go­no e non fun­zio­nerà più. È un mi­ste­ro su cui ri­flet­te­re at­ten­ta­men­te.
La spi­ra­le stes­sa non va in­te­sa a sua vol­ta come una pro­gres­sio­ne li­ne­a­re a sen­so uni­co - sia pure in en­tram­be le di­re­zio­ni in­tro­ver­sa o estro­ver­sa - ma come una ma­ni­fe­sta­zio­ne ri­cor­siva del­la ci­cli­ci­tà in evo­lu­zio­ne, in cui il moto on­do­so (ov­ve­ro­sia di an­da­ta e ri­tor­no) è espres­so dal­la di­la­ta­zio­ne con­trap­po­sta del­le anse nel­le quat­tro di­re­zio­ni. È que­sto un con­cet­to che mi rie­sce an­co­ra dif­fi­ci­le estrin­se­ca­re, ma che si fa sem­pre più lam­pan­te, me­di­tan­do sul­le pro­fon­de im­pli­ca­zio­ni di que­sto sim­bo­lo.
Ve­dre­mo come, con­tan­do su que­sto, ho pra­ti­ca­men­te col­pi­to il cen­tro, nel ber­sa­glio di for­mu­la­re uno S.Y. esat­to, an­che se in se­gui­to ne ri­met­terò in di­scus­sio­ne la va­li­di­tà se­man­ti­ca, al­me­no su un pia­no bidi­men­sio­nale.

L´aspet­to cri­ti­co for­se più scon­ta­to è quel­lo di par­ti­re dal­la fine del per­cor­so con la pre­te­sa di sta­bi­li­re tut­ti i ter­mi­ni. Cer­to oc­cor­ro­no mi­su­re di ri­fe­ri­men­to per po­ter pro­ce­de­re e qual­che au­to­re le chia­ma scel­te; ma le de­fi­ni­rei piut­to­sto in­co­gni­te dal mo­men­to che si trat­ta di pre­di­spor­re un per­cor­so sen­sa­to e so­prat­tut­to esen­te da con­trad­di­zio­ni: per quan­to va­sta pos­sa es­se­re la gam­ma di dia­gram­mi ge­o­me­tri­ca­mente pla­u­si­bi­li quel­la di di­se­gni er­ra­tici è an­co­ra più este­sa.
In al­tre pa­ro­le è chia­ro che si ha bi­so­gno di pun­ti di par­ten­za e ne ba­sta­no po­chi ma, a quan­to pare, ve n'è sem­pre uno di trop­po, che ca­u­sa il di­sac­cor­do fi­na­le.

Si deb­bo­no de­fi­ni­re due basi os­sia i trian­go­li mag­gio­ri, poi al­tre due, gli estre­mi ed in­fi­ne l´ul­ti­ma, cen­tra­le; un pro­ces­so che pur va­rian­do da un au­to­re al­l´al­tro, par­te dal­la pe­ri­fe­ria e si vol­ge ver­so l´in­ter­no, fa­cen­do ri­cor­so a dia­go­na­li ed al­tri fat­to­ri in­ter­ve­nu­ti; ma le dia­go­na­li sono trac­ciabili sol­tan­to dopo le fi­gu­re che le ospi­ta­no, per­ciò sono come pre­fis­sa­te il che ren­de il per­cor­so dav­ve­ro a sen­so uni­co, ma alla ro­ve­scio: che l´U. C. ab­bia se­gui­to un tal ge­ne­re di cri­te­rio?

A mon­te di nu­me­ri ed equa­zio­ni, Il pro­ble­ma in­si­ste nel modo di pro­ce­de­re e la ten­den­za che emer­ge è quel­la pe­dis­se­qua di riga e com­pas­so. Ma fino a che pun­to il con­cet­to è va­li­do? a mio pa­re­re ri­con­du­ce ad una lo­gi­ca piat­ta, un prag­ma­ti­smo cer­to non oli­sti­co, che non può con­te­ne­re e sod­di­sfa­re lo S.Y., per­lo­me­no nel­l´ac­ces­so alle fon­da­men­ta - cioè nel­la fase de­di­ca­ta a com­pren­de­re - po­i­ché a po­ste­rio­ri tut­to più es­se­re ri­con­du­ci­bi­le a riga e com­pas­so.
Nei miei la­vo­ri di Astro­lo­gia ho so­ste­nu­to spes­so che la scien­za non può spie­ga­re la re­al­tà par­ten­do dal­la vi­sio­ne ma­te­ria­le e da quel che of­fre; lo stes­so vale in que­sto caso af­fat­to spe­cia­le.
Così, per far­la bre­ve, ho ar­gui­to che per ono­ra­re il prin­ci­pio ispi­ra­to­re di que­sta mia ri­cer­ca con­ve­ni­va par­ti­re dal cen­tro, che non si­gni­fi­ca trac­cia­re per pri­me le fi­gu­re cen­tra­li e via via quel­le più ester­ne: non sa­reb­be che ri­pe­te­re lo stes­so er­ro­re.
Par­ti­re dal cen­tro com­por­ta te­ne­re con­to del­la pe­ri­fe­ria se­guen­do il mo­vi­men­to in espan­sio­ne de­gli anel­li au­rei, che sta­bi­li­sco­no na­tu­ral­men­te la map­pa del­le cer­chie di ap­par­te­nen­za; cri­te­rio di non fa­ci­le ap­pli­ca­zio­ne, che ri­chie­de un'ul­te­rio­re ri­vo­lu­zio­ne: non il de­ri­va­re la po­si­zio­ne o la lun­ghez­za di seg­men­ti, né le di­stan­ze tra li­nee, ma in­ter­cet­ta­re i veri nodi del­la tra­ma cioè a dire i pun­ti d'in­ter­se­zio­ne.
I pri­vi­le­gi di cui gode il pri­mo trian­go­lo Yon sono le­ga­ti a due pun­ti di tan­gen­zia­lità, vir­tual­men­te pun­ti d'in­con­tro; così an­che gli al­tri po­te­va­no col­le­gar­si in qual­che modo dal­lo svi­lup­po au­reo. A tal fine ho con­si­de­ra­to nel­lo svi­lup­po glo­ba­le sei li­vel­li di pro­ie­zio­ne au­rea, dove:

  • la tan­gen­te alla base del 6° cer­chio si pone per pri­ma come col­lo­ca­zio­ne ide­a­le del­la base cen­tra­le (trian­go­lo A3 in fi­gu­ra; pun­to z cer­chia­to);
  • il 5° in­di­cizza la di­stan­za del­le basi estre­me, su­pe­rio­re ed in­fe­rio­re, che co­mun­que re­sta­no flutttuanti; il 4° è già ope­ra­ti­vo con la base del trian­go­lo Yon;
  • il 3° (pun­to x cer­chia­to) sarà la chia­ve pri­ma­ria d'in­ter­se­zio­ne del trian­go­lo Yin con quel­lo cen­tra­le A2 (ho de­fi­ni­to i trian­go­li con un sin­go­lo co­di­ce al ver­ti­ce di cia­scu­no, per mi­glio­ra­re la leg­gi­bi­li­tà, sot­to­li­ne­an­do il con­cet­to che trat­ta le fi­gu­re come en­ti­tà au­to­no­me an­zi­ché per sin­go­le mi­su­ra­zio­ni);
  • re­sta così da de­fi­ni­re un solo ar­go­men­to, che ri­guar­da le basi in­fe­rio­ri ed il cui oriz­zon­te non può es­se­re che il 2°, ben­ché ope­ra­ti­vo allo Yon, che in­di­cherà con la sua in­ter­se­zio­ne allo Yin l´al­tez­za del­la base me­dia in­fe­rio­re e del ver­ti­ce V3 (pun­to y cer­chia­to).



I pun­ti cri­ti­ci del si­ste­ma, nei qua­li si ri­le­va l´er­ro­re di con­gru­en­za del­le li­nee a fine trac­cia­to sono alle in­ter­se­zio­ni dei trian­go­li A3 e V3 (frec­ce nere al pun­to gial­lo); pos­so­no ve­ri­fi­car­si alla base su­pe­rio­re o al­l´in­fe­rio­re, se­con­do la se­quen­za co­strut­ti­va adot­ta­ta, ma non fa dif­fe­ren­za in quan­to sono gli ul­ti­mi due trat­ti, or­mai di­pen­den­ti da tut­to il re­sto e non cam­bia nien­te qua­le dei due ven­ga a de­fi­ni­re la base del­l´al­tro; il per­cor­so che con­du­ce alla loro so­lu­zio­ne for­nirà la chia­ve del­l´er­ro­re e la sua ri­so­lu­zio­ne. Esa­mi­nan­do at­ten­ta­men­te que­ste due fi­gu­re si può ri­sa­li­re alla di­pen­den­za dal­le due mag­gio­ri e di ver­so op­po­sto che le con­ten­go­no: V2 ed A2.
Tra que­ste, la V2 non par­te­ci­pa di al­cu­no dei nodi sta­bi­li­ti, quin­di si tro­ve­rà ad es­ser de­fi­ni­ta al ma­tu­ra­re di al­tri fat­to­ri. Il pe­ri­me­tro A2 in­ve­ce è cru­cia­le, po­i­ché è in­ve­sti­to da ben due nodi; quin­di su di esso ci con­cen­treremo.
Par­ten­do dal trian­go­lo ri­te­nu­to fon­da­men­ta­le, sta­bi­li­ti i tre per­ni stra­te­gi­ci del si­ste­ma, una vol­ta de­fi­ni­to il trian­go­lo Yin (V1) tut­to il re­sto ver­rà da sé e sen­za ap­pro­da­re ai con­flit­ti in­si­ti nel­la lo­gi­ca di una scel­ta qua­ter­na­ria, come quel­la di con­trap­por­re le basi due a due, po­i­ché in que­sto caso i car­di­ni sono tre. Ma non ba­sta an­co­ra. Non ram­men­to più tut­ti i pas­sag­gi in­ter­me­di, ben­ché co­di­fi­ca­ti in de­ci­ne di pro­ce­du­re an­co­ra esi­sten­ti, né ho tem­po per ri­per­cor­rerle una ad una. Ap­pli­ca­re i sud­det­ti prin­ci­pi ad un trian­go­lo Yin ba­sa­to sul­la for­mu­la pi­ta­go­ri­ca o su quel­la do­de­ca­gonale non è ser­vi­to allo sco­po di una so­lu­zio­ne per­fet­ta.

Par­ti­re dal cen­tro è un'idea che con­ti­nua­va a far pres­sio­ne fino a com­pie­re il pas­so de­fi­ni­ti­vo; e a que­sto pun­to ho me­di­ta­to un pro­ce­di­men­to di na­tu­ra astrat­ta, che mi li­mi­terò a spie­ga­re nel­la sua ap­pli­ca­zio­ne (de­scri­zio­ne in fi­ne­stra), sen­za ad­den­trarmi nel­le fon­da­men­ta; sfio­ra l´im­ma­gi­ne per al­ter­na­re la vi­sta dei nodi ai nu­me­ri di se­quen­za, a fon­do nero e i trat­teg­gi; sfio­ran­do la fi­ne­stra a lato per lo scor­ri­men­to, sarà pos­si­bi­le man­te­ne­re la fi­gu­ra sot­to os­ser­va­zio­ne.
La re­a­liz­za­zio­ne di que­sto pro­ces­so do­ve­va sca­tu­ri­re da un me­to­do sem­pli­ce e di­ret­to, af­fi­ne in sé al mi­ste­ro del­la sua ide­a­zio­ne. In pra­ti­ca e pa­ro­le sem­pli­ci, il trian­go­lo Yin vie­ne ini­zial­men­te in­scrit­to nel cer­chio, tra­mi­te le equa­zio­ni che ne de­fi­ni­sco­no le ca­rat­te­ri­stiche spe­ci­fi­che. Poi il pro­gram­ma ne tra­sfe­ri­sce, o ri­spec­chia, il ver­ti­ce al pun­to z, igno­ran­do da quel mo­men­to l´esi­sten­za del cam­pio­ne; il nu­o­vo po­li­go­no non ver­rà de­fi­ni­to se non alla de­fi­ni­zio­ne di A2, ma il nodo x è già ope­ra­ti­vo.
Ispi­ra­to da nu­o­va con­sa­pe­vo­lez­za ho ap­pli­ca­to la for­mu­la ad en­tram­bi i trian­go­li Yin, quel­lo pi­ta­go­ri­co e quel­lo do­de­ca­gonale ed ho avu­to qual­che sor­pre­sa.

Tra le sa­go­me ot­te­nu­te con i pre­ce­den­ti ten­ta­ti­vi notavo una di­stin­ta ten­den­za dei due di­ver­si trian­go­li Yin: men­tre il trian­go­lo di tipo do­de­ca­gonale ten­de­va a profili più estro­ver­si, come dire più Yin, a svi­lup­po oriz­zon­ta­le, quel­lo di pro­por­zio­ni 3:4:5, la cui base è leg­ger­men­te più di­sco­sta dal­l´asse cen­tra­le ar­ti­co­lava una fi­gu­ra più com­pat­ta, con­te­nu­ta, a di­na­mi­ca ver­ti­ca­le per se­gui­re il con­cet­to più Yon; que­ste ca­rat­te­ri­stiche, che de­no­ta­no per pri­me la “per­so­na­li­tà” e l´espres­si­vi­tà di ogni dia­gram­ma, si ri­le­va­no an­zi­tut­to dal­le quat­tro aree dei trian­go­li pe­ri­fe­ri­ci la­te­ra­li, cioè quel­li più ester­ni che non toc­ca­no il cer­chio. In par­ti­co­la­re il trian­go­lo alto dei quat­tro si esten­de mag­gior­men­te ver­so la cir­con­fe­ren­za a spe­se di quel­lo sot­to­stan­te, che ne esce ri­dot­to, men­tre i due trian­go­li in­fe­rio­ri ri­sul­ta­no più bi­lan­cia­ti, di di­men­sio­ni mol­to si­mi­li. Nel­l´al­tra fi­gu­ra suc­ce­de il con­tra­rio: i due alti sono bi­lan­cia­ti e quel­lo in­fe­rio­re si pre­sen­ta più sa­cri­fi­ca­to da un gua­da­gno va­ria­bi­le di quel­lo so­pra­stan­te. Nel­l´in­sie­me, la fi­gu­ra ba­sa­ta sul trian­go­lo pi­ta­go­ri­co può ap­pa­ri­re più bi­lan­cia­ta, ma uno schiac­cia­men­to del­le due fa­sce su­pe­rio­re ed in­fe­rio­re com­por­ta un'in­ver­sio­ne di am­piez­ze nel­la se­quen­za dei trian­go­li che si suc­ce­do­no lun­go l´asse cen­tra­le ver­so i poli, che per­so­nal­men­te non tro­vo gra­de­vo­le; nel­la fi­gu­ra in alto tale suc­ces­sio­ne è più con­so­na.
Ne ri­pro­du­co due esem­pi, a ca­rat­te­re Yin il pri­mo, con un er­ro­re che ap­pa­re solo dal de­ci­mo in­gran­di­men­to (a rad­dop­pio, cioè nel pro­gram­ma por­tan­do la fi­gu­ra a 119.330 pun­ti scher­mo; lo zoom di Acro­bat non ar­ri­va a tan­to); Yon il se­con­do che mi ap­pa­re sen­za er­ro­re, ma di cer­to è sta­to ret­ti­fi­ca­to; tra le tan­te pro­ve non lo ram­men­to.

Que­sta os­ser­va­zio­ne vu­o­le in­tro­dur­re l´inat­te­so: le dun­que fi­gu­re svi­lup­pa­te con il me­to­do in­tro­dot­to so­pra pre­sen­ta­no en­tram­be ca­rat­te­re estro­ver­so piut­to­sto ac­cen­tua­to, come si può ve­de­re in fi­ne­stra a lato.
Si nota su­bi­to che l´an­da­men­to ge­ne­ra­le è ina­spet­ta­ta­men­te mol­to si­mi­le, men­tre l´er­ro­re, di cui ri­por­to un fram­men­to di scher­ma­ta dal pro­gram­ma che le ha pro­dot­te, si pre­sen­ta sim­me­tri­co ri­spet­to alla li­nea di ri­fe­ri­men­to.

Lo svi­lup­po ":B39z", che ap­pli­ca il trian­go­lo Yin 3×4 o zo­dia­ca­le slit­ta sul ver­so su­pe­rio­re ove il mo­del­lo di trian­go­lo 3:4:5 o pi­ta­go­ri­co si pre­sen­ta al di sot­to del­la li­nea già trac­cia­ta; e po­i­ché il pri­mo as­su­me a tre in­gran­di­menti la stes­sa am­piez­za del se­con­do a sei, è evi­den­te che la pre­ci­sio­ne del­la fi­gu­ra Yin 3×4 è più lon­ta­na dal­la so­lu­zio­ne ide­a­le, che si col­lo­cherà. come ve­dre­mo, a poca di­stan­za dal­la 3:4:5, pur es­sen­do ori­gi­na­ta, se­con­do il pro­ce­di­men­to de­scrit­to, da in trian­go­lo di al­tez­za mag­gio­re. Da no­ta­re che lo slit­ta­men­to del­le in­ter­se­zio­ni che qua è ap­pa­ri­scen­te, in una im­ma­gi­ne com­ple­ta espo­sta in di­men­sio­ni nor­ma­li può non es­se­re vi­si­bi­le.

Oc­cor­re­va di nuovo un'ispi­ra­zio­ne e non ha tar­da­to.
An­co­ra una vol­ta bi­so­gna par­ti­re dal cen­tro, re­go­lan­do il rap­por­to ir­ri­nun­cia­bi­le fra il 3 ed il 4 su un fat­to­re in­trin­se­co al dia­gram­ma, non sul suo aspet­to fi­na­le; ed il fat­to­re più evi­den­te, se non l´uni­co, che uni­sce cen­tro e pe­ri­fe­ria si chia­ma Rag­gio! in que­sto caso un pic­co­lo rag­gio di luce.


 

Antonio Alessi - © 2003-2010 The Watch Publisher

o pro­iet­ta­to quel trian­go­lo tra­slan­do un'al­tez­za pari ai 4­/3 del rag­gio pri­ma­rio, os­sia alzan­do la base dal­l´as­se x di un ter­zo del rag­gio, con il ri­sul­ta­to di una fi­gu­ra do­ta­ta di una par­ti­co­la­re ar­mo­nia, tra le più vi­bran­ti fino ad allora e nel con­tem­po qua­si per­fet­ta.
Aggiustamenti ad opera di THEORY hanno rettificato la cifra a livelli infinitesimali:
so­pra al 19° in­gran­di­men­to dal programma e con la len­te del mo­u­se il va­lo­re, giunto a 0.33529888 ac­cen­na­va a ge­ne­ra­re un in­cro­cio di 1 pi­xel più in alto, ma i cal­co­li di­mo­stra­no che i de­ci­ma­li pro­se­guo­no con 0.335298903 e con essi ho fis­sa­to la rag­guar­de­vo­le coda di 24 ci­fre, av­vi­ci­nan­do l´ap­pros­si­ma­zio­ne allo zero ef­fet­ti­vo.
Per con­se­gui­re la pre­ci­sio­ne voluta, l´al­tez­za è sta­ta quin­di va­ria­ta con un fat­to­re per la ter­za par­te ag­giun­ta (sull´asse y, a salire dal cen­tro), non di 0.3 (os­sia 0.333…) ma per la più completa esat­tezza di: 0.3352989035518774589566231506, equi­va­len­te allo 0.0014741% del­l´al­tez­za glo­ba­le del trian­go­lo di 1821.34868340 pun­ti o uni­tà; me­no di un mil­le­si­mo e mez­zo di dif­fe­ren­za rispetto alla simbolica ra­tio di quat­tro ter­zi, da non con­fon­der­si in ogni caso con un fat­to­re di ap­pros­si­ma­zio­ne, trat­tan­do­si sem­pli­ce­mente del­l´esat­to pa­ra­me­tro ri­chie­sto, con­se­gui­bi­le come ri­sul­ta­to uni­co del­la re­la­ti­va equa­zio­ne. Pertanto ri­mar­cherò que­sto modello di triangolo 333, ac­co­stan­done la sigla a quelle usate oc­ca­sio­nal­men­te come 3×4 e 3:4:5.
È più di quan­to ba­sta: con stru­men­ta­zio­ni più avan­za­te si po­tran­no an­che su­pe­ra­re in coda li­mi­ti im­pen­sa­bi­li, ma il pro­ce­di­men­to re­sta in­va­ria­to ed im­mu­ta­bi­le: una se­quen­za lo­gi­ca di ope­ra­zio­ni ba­sa­te su pre­sup­po­sti au­rei, che ge­ne­ra una fi­gu­ra con una ritmica tut­ta pro­pria; fi­nal­men­te le pre­mes­se di un'equa­zio­ne vera.
D'altra parte cre­do pro­prio che per uno S.Y. per­fet­to val­ga lo stes­so prin­ci­pio che re­go­la i nu­me­ri ir­ra­zio­na­li: im­pos­si­bi­le tro­var­ne la coda nu­me­ri­ca de­fi­ni­ti­va, per cui l´uni­ca pos­si­bi­le ga­ran­zia di per­fe­zio­ne ri­sie­de nel sod­di­sfa­re il cri­te­rio di un'equa­zio­ne uni­vo­ca.
Tan­to per dare un'idea del­la pos­si­bi­le in­ci­den­za del­la pre­ci­sio­ne di cal­co­lo, un esem­pio di di­ver­gen­za nu­me­ri­ca nel cal­co­la­re il va­lo­re dei 4÷3, la pri­ma ot­te­nu­ta som­man­do al rag­gio la sua ter­za par­te (R+R­/3), la se­con­da mol­ti­pli­can­dolo per 4­/3 (R×4­/3):
4­/3 ra­dius : 1818.667644183247809873063958
4­/3 ra­dius : 1818.667644183247809873063956

L´ul­ti­ma ci­fra ri­sul­ta ad­di­rit­tu­ra ap­pros­si­ma­ta al di là o al di qua del va­lo­re 7, nel qua­le al­me­no una del­le due so­lu­zio­ne do­vreb­be rien­tra­re d'uf­fi­cio.

Tut­ta­via, come ho pre­mes­so, la pre­ci­sio­ne del cal­co­lo è co­mun­que se­con­da al­l´au­to­no­mia del pro­ce­di­men­to; se da un lato pre­mes­se as­sur­de apri­ran­no nel­lo sche­ma di­ver­gen­ze in­sa­na­bi­li, dal­l´al­tro la ret­ti­fi­ca di fi­gu­re ar­bi­tra­rie è [oggi] pos­si­bi­le, dan­do luo­go alla com­bi­na­zio­ne di in­fi­ni­te for­me ed espres­sio­ni; ma re­sta il fat­to che tale ret­ti­fi­ca squa­li­fi­ca quel­le pre­mes­se me­to­do­lo­gi­che ba­sa­te su pa­ra­me­tri de­ri­va­ti ap­pun­to da riga e com­pas­so, che in tale caso non han­no più ra­gio­ne di es­se­re. Al­lo­ra tan­to vale sta­bi­li­re le ci­fre di ri­fe­ri­men­to di una qual­sia­si map­pa (pur­ché com­pro­vate) per poi trac­ciar­la; ma sen­za ar­go­men­ta­re o van­ta­re me­to­di in­con­gru­en­ti.


L´in­te­ra fi­gu­ra con i det­ta­gli ho pre­fe­ri­to ren­der­la nel file PDF, as­sai più com­ple­to e si­gni­fi­ca­ti­vo (un clic sul­la fi­gu­ra so­pra­stan­te la apre, ma può essere scaricata in uno zip compresso). Vi si leg­ge lo Yantra com­ple­to di cor­ni­ce e pe­ta­li frut­to di una pri­ma sti­liz­za­zio­ne, di cui darò cen­no, sia in pro­fi­lo che a cam­po pie­no in co­lo­re do­ra­to.
Una ri­pro­du­zio­ne dei cer­chi au­rei in­tro­du­ce poi alla pa­gi­na fi­na­le con­te­nen­te il solo pro­fi­lo cen­tra­le a tut­to cam­po, per di­spor­re del mas­si­mo det­ta­glio; na­tu­ral­men­te nel PDF, come in ogni nor­ma­le pro­gram­ma, lo spes­so­re del­le li­nee au­men­ta in pro­por­zio­ne alla vi­sta, per­tan­to que­sto ac­cor­gi­men­to ap­pli­ca­to ad una fi­ne­stra na­ti­va di 2736 pun­ti in qua­dra­to, per con­sen­tir­ne l´esa­me al mas­si­mo in­gran­di­men­to ri­chie­de li­nee tal­men­te sot­ti­li (di 0.01 pt.) da non es­se­re qua­si vi­si­bi­li in aper­tu­ra.
Ho ag­gi­ra­to l´inconveniente pre­di­spo­nen­do un trac­cia­to tri­plo, che ben si adat­ta ad ogni si­tua­zio­ne, poi­ché met­te in evi­den­za il pro­fi­lo del­la fi­gu­ra a par­ti­re da uno sguar­do d'in­sie­me, fino allo zoom più avan­za­to (al 1600% al­me­no nel­la ver­sio­ne di Acro­bat 5.0.5 che io uso), sot­to il qua­le com­pa­re al cen­tro di ogni li­nea in oro or­mai tan­to spes­sa da far da sfon­do, una li­nea bian­ca sot­ti­le quan­to un filo che ne è la por­tan­te, se non pro­prio il mi­dol­lo; en­tram­be le li­nee sono date da­gli stes­si va­lo­ri, per cui le in­ter­se­zio­ni ri­sul­te­ran­no sem­pre per­fet­ta­mente iden­ti­fi­ca­bi­li nei pun­ti ef­fet­ti­vi.
Si in­trav­vedono sul­lo sfon­do per un con­fron­to sia il pun­to di in­ter­se­zio­ne del­l´ipo­te­ti­co trian­go­lo 3×4 o zo­dia­ca­le (arancio), dato ap­pun­to dal­l´in­cro­cio di trian­go­lo e qua­dra­to iscrit­ti con un ver­ti­ce in co­mu­ne; sia l´in­te­ra fi­gu­ra del trian­go­lo 3:4:5 o Pi­ta­go­ri­co (ver­de), sia il trian­go­lo 333 (porpora, vertice cerchiato), la cui pro­ie­zio­ne dà luo­go al­l´in­ter­se­zio­ne chia­ve già de­scrit­ta. Per pre­ser­va­re la cor­ret­ta vi­sio­ne, que­sti po­li­go­ni sono trac­cia­ti in co­lo­ri an­co­ra più te­nui in­sie­me ai cer­chi au­rei di ri­fe­ri­men­to ed in­fi­ne alla spi­ra­le au­rea.
Il ri­qua­dro co­pre 2736 pt. per lato.
È mol­to istrut­ti­vo se­gui­re in pros­si­mi­tà del­le in­ter­se­zio­ni le sor­ti del trian­go­lo 3:4:5, che così poco si di­sco­sta dal no­stro ef­fet­ti­vo, ma che già da solo por­ta a ri­sul­ta­ti tan­to di­ver­si.
Se poi non ba­stas­se, l´algoritmo che svi­lup­pa que­sto dia­gram­ma, seb­be­ne in una ver­sio­ne non interattiva ri­spet­to alle ul­ti­me, per­met­te di met­te­re ai rag­gi lo sche­ma fino ai 16-20 mi­lio­ni di pi­xels. Non deve ser­vi­re ad al­tro in quan­to l´im­pian­to na­sce da una for­mu­la uni­ca e, che piac­cia o meno, non mo­di­fi­ca­bi­le; ma è di­spo­ni­bi­le per chi non si ac­con­ten­ta. Per al­tre cre­a­zio­ni po­trà di­spor­re della pro­ce­du­ra più avan­za­ta, ov­via­men­te in­te­rat­ti­va. Da ora in avan­ti si po­trà fi­nal­men­te par­la­re di pre­ci­sio­ne mate­ma­ti­ca sen­za mez­ze mi­su­re.

meditazione ed emozioni

Le in­nu­me­re­vo­li espres­sio­ni del­lo S.Y., a di­spet­to di uno sche­ma ap­pa­ren­te­men­te ugua­le a se stes­so, smuo­vono emo­zio­ni e sta­ti di co­scien­za su­bli­mi­na­li in chi le con­tem­pla, che emer­go­no con for­za cre­scen­te con l´eser­ci­zio. Pos­so­no fare bene o meno bene, in base al­l´equi­li­brio ed al­l´ar­mo­nia che con­ten­go­no e di­spie­gano e quan­do sono ben fat­te - se­con­do il mio pa­re­re - si ca­ri­ca­no di ener­gia pro­pria pri­ma an­co­ra di spe­ci­fi­che at­tri­bu­zio­ni ri­tua­li.

Va però com­pre­so che l´aspet­to di uno S.Y. può di­pen­de­re in qual­che modo dal­l´ope­ra­to­re, cioè chi lo medita, po­i­ché la men­te lo ri­a­dat­ta a come lo vuol ve­de­re, a ciò che de­si­de­ra che rap­pre­sen­ti e si ade­gua a sua vol­ta in­con­sa­pe­vol­men­te a de­ter­mi­na­ti equi­li­bri (o squi­li­bri) del­l´im­pian­to; ma quan­do le fi­gu­re di­ven­ta­no più d'una il pro­ces­so si ca­po­vol­ge e la men­te di chi guar­da è la sola a su­bi­re, po­i­ché le for­me si espri­mo­no e con­trap­pon­go­no ma­ni­fe­stan­do cia­scu­na tut­ta la sua for­za e nient'al­tro che quel­la.
È il modo più in­te­res­san­te, per av­viar­si al­l´ap­prez­za­men­to di que­sto pul­sa­re e met­te in gra­do di di­stin­gue­re e va­lu­ta­re, per­ce­pen­do sot­ti­gliez­ze sco­no­sciu­te fino a poco pri­ma. In fi­ne­stra a lato due in­te­res­san­ti con­fron­ti tra mo­del­li si­mi­li per ti­po­lo­gia (sfio­rarli per al­ter­na­re la vi­sta) il se­con­do in leg­ge­ra espan­sio­ne oriz­zon­ta­le ri­spet­to al pri­mo: so­pra l´an­ti­co mo­del­lo del tem­pio In­dia­no di Sringeri (come­ è ri­pro­dot­to da sriyantraresearch.com); sot­to un esem­pio più di­la­ta­to oriz­zon­tal­men­te ri­spet­to allo stes­so che è più am­pio so­pra; en­tram­bi con lo Yin è 3:4:5, ma una cu­rio­si­tà nel­l´ul­ti­mo: il trian­go­lo mag­gio­re (A2 nel­la fi­gu­ra sot­to) è pro­gram­ma­to con le mi­su­re pro­por­zio­nali alle fac­cia­te del­la Gran­de Pi­ra­mi­de.
Il pas­sag­gio con il cur­so­re dal­l´uno al­l´al­tro de­no­ta con chia­ra per­ce­zio­ne la va­ria­bi­li ca­rat­te­ri­stiche di cia­scu­na pro­po­sta e quan­to ogni fi­gu­ra sia ca­pa­ce di espri­me­re, con­fe­ren­do ad ogni yantra qua­si una fi­na­li­tà pro­pria.
Ne ag­giun­go un'altro raf­fron­to per so­vrap­po­si­zio­ne dei due trian­go­li Yin 3:4:5 e 3×4, con di­ver­sa, qua­si op­po­sta na­tu­ra.


Il pri­mo ha uno Yin 3× 4, con una se­quen­za di svi­lup­po di­mo­stra­ta nel PDF (si apre clic­can­do la fi­gu­ra); il se­con­do ha uno Yin 3:4:5 e com­pa­re nel­l´ul­ti­ma pa­gi­na, raf­fron­ta­bile al pre­ce­den­te. Per en­tram­bi la base su­pe­rio­re di­sta dal cer­chio quan­to il dia­me­tro del 5° cer­chio au­reo; la seconda fi­gu­ra è eleaborata da pa­ra­me­tri pre­fis­sa­ti, per­ciò ri­sul­ta im­per­fetta, ma si vede solo al se­sto in­gran­di­men­to da pro­gram­ma (rag­gio di 20.000 pt.); il PDF lo vi­sua­liz­za solo al massimo zoom, ma a sten­to dato l´i­spes­si­men­to delle righe.
Avevo finalmente ottenuto uno S.Y. privo di errori, da sostituire ai pre­ce­den­ti nel­le mie pub­bli­ca­zio­ni (PDF: 2.7 Mb); ve­de­vo con­fer­ma­te cer­te sup­po­si­zio­ni ma­te­ma­ti­che che ave­vo ap­pli­ca­te allo Shri Yantra con esi­to sor­pren­den­te; c'era di che brindare…
avrei potuto annunciare un risultato senza precedenti e fermarmi qua; e… e invece?



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