|
Non potendo reperire di meglio - nonostante alcune richieste a specialisti delle immagini satellitari ed a qualche tentativo infruttuoso di esplorazione diretta tramite mappe, - ho preso a rielaborare l´immagine più leggibile, fotografata purtroppo a bassa quota quindi con una forte fuga prospettica e soprattutto compressione della zona più lontana, introdotta dall´obiettivo; ho fatto del mio meglio per ricondurre lo schema - pur tagliato dalla focale e da altri passaggi di mano - ad una pianta circolare, ma la contrazione dalla vista soprattutto verso l´orizzonte ed un po' sul lato ds. è rimasta. È un po' più eloquente, ma serve solo a rendere un'idea; non si ricavano certo da questa immagine misure di riferimento: per quanto raddrizzata, la deformazione progressiva in prodondità è ineludibile e qualunque tentativo di riprodurla in un diagramma finito scivola inesorabilmente in una planimetria per quanto simile, intrinsecamente diversa, dove le proporzioni descritte sfumano rapidamente, quanto basta per confondersi con le decine di prototipi già esistenti; nondimeno riproduco la bitmap come ho potuto rimediarla, proponendone l´analisi fin dove si può.
Ne ho poi trovata un'altra, ripresa da diversa angolazione in un formato GIF quasi illeggibile, che valeva lo sforzo di riportare in luce per quanto sia un'impresa disperata muoversi di precisione a scatti di un intero pixel su un'immagine piccola, ingrandita e deformata; ma a dispetto di ciò, il traguardo più ambito se ne sta dentro a quel francobollo! Ho doppiato le linee se non altro per eliminare l´ispessimento conseguente al remake, ma un minimo di inclinazione dell´impianto permane a rendere tutto più critico; le righe rosse nella fig. sottostante non possono intersecarsi correttamente, ma tendono solo ad evidenziare la vista d'insieme, che in parte completa l´altra nel documentare le proporzioni, anche se è del tutto escluso il cercare di ripeterne l´assetto ricalcandolo; spessori e pixel ingigantiti non consentono certo la messa a punto di frazioni infinitesime e il software a sua volta inganna.
Con l´immagine di uno S.Y. ogni minima cosa diventa problematica; il diagramma è lì, abbastanza chiaro e leggibile, ma bisogna accontentarsi di rimirarlo, come fosse qualcosa d'intoccabile; e forse lo è davvero, proprio nel rivelare con impareggiabile coerenza i dettami definitivi, con totale assenza ai miei occhi di qualunque compromesso.
Sorprende il fatto che di questo oggetto di primaria importanza e significato, conosciuto e praticato da secoli ed elargito all´umanità intera in modo tanto singolare ed impensabile, non si trovino quasi tracce se non di scarsissimo livello.
|
Lo si potrebbe scambiare per un reperto archeologico proveniente dal più lontano passato e invece arriva… dal futuro! ma in fondo non fa differenza.
Ho fatto di tutto per aumentarne la leggibilità, alterandola meno possibile, ma è ugualmente da prendere con beneficio d'inventario.
Anche i tentativi effettuati di ricalcare questo secondo documento, che all´inizio paiono semplici e naturali, scivolano come fossero animati verso una composizione in cui i rapporti tra le due bande superiori e tra le due bande inferiori si alterano rispetto all´originale e la figura non si risolve affatto. Lo si intravvede - con occhio addestrato data la dimensione - da questa semplice prova, dove la banda inferiore tende a cedere e quella superiore si amplifica.
|
Quell´opera ha molte più cose da dire di quanto appaia a prima vista; la sua importanza implicita oltrepassa qualsiasi disegno dei circlemakers e credo che dovrebbe essere tenuta come campione di riferimento da ora in poi. Qualche Scuola se n'è già accorta ed ha adottato nel proprio modello le proporzioni, in particolar modo delle corone dei petali, indicate dalla figura nell´Oregon, a dispetto dei costumi hindu e tantrici orientali.
Non a caso è stato scelto un modo, un luogo lontano da ogni contesa ed un supporto di tutto rispetto per trasmetterlo.
Immagino sia ancora là, per chi volesse portare a termine una verifica definitiva. Su un impianto di 13 miglia di tracciati i dettagli non dovrebbero mancare.
La disarmante eleganza di questo superbo spettacolo, quanto all´equità di distribuzione ed alla progressione delle aree in ogni zona, sia periferica che centrale, superiore ed inferiore mi colpisce per la sua naturalezza quasi scontata.
Mi sono reso conto molto presto che nessuno dei disegni che ho esaminato fin'ora, miei o di altri, assomma tutti questi privilegi con tanta disinvoltura.
Come si può ben vedere il centro formale dello yantra, sul quale nella 1ª immagine si vedono due persone in piedi (allungate verticalmente rispetto al punto di vista originale) non si direbbe situato al centro del cerchio maggiore - nonostante la visione sia critica - ma risulta equidistante dai vertici del triangolo centrale che peraltro non pare affatto equilatero sia nell´una che nell´altra riproduzione; mentre la linea orizzontale ideale potrebbe assumere la funzione di vero asse di bilanciamento del sistema attraversando gli incroci di simmetria delle tre cerchie di triangoli esterne - una funzione non considerata fino a questo momento, ma che ad un'analisi attenta potrebbe rivelarsi essenziale.

Altro fattore molto indicativo, la figura di “clessidra” centrale (tono scuro) è verticale ai due lati e non subisce inclinazioni e stiramenti avvertibili, come del resto quella attigua più grande. Non saprei giustificare la lieve inclinazione del presunto asse centrale; potrebbe essere frutto di progressive deformazioni trasversali della foto, basta ben poco; in ogni caso unisce tre incroci ad X in modo piuttosto netto e stante il valore indicativo dell´elaborato, merita attenzione.
Non è invece possibile stabilire se i triangoli ai vertici alto e basso siano uguali tra loro, data la diversa distanza dal punto di ripresa delle foto.
È importante valutare con attenzione queste caratteristiche, per poi focalizzare il quesito che sorge spontaneo sulle relazioni tra la qualità e la precisione dell´immagine. La perfezione di una figura in sé fa il suo effetto, ma il limite principale risiede nel fatto che abituandosi alla sua indiscutibile suggestione, se non magnetismo, si perdono di vista i requisiti basilari che di caso in caso possono non essere soddisfatti; e la meditazione stessa, inconsapevolmente, ne risente. A dire il vero, le informazioni potenzialmente contenute in questo “insieme” sono tali e tante da far girare la testa a chiunque e non basterebbe un trattato per enumerarle e descriverle.
In sostanza, la planimetria ottimale garantisce la massima espansione sia dell´insieme che di ogni singola area triangolare, purché ben rapportata alle altre e tale dilatazione tra l´altro ampifica proporzionalmente la sensibilità all´errore e la disposizione dell´area centrale.
Le specifiche da rispettare sembrano quindi assai più impegnative di quanto si sospetti: se le regole, o i criteri pur facoltativi sono questi, tutte le soluzioni proposte finora dalle varie parti sono da scartare, o da accettare solo quali tessere di un caleidoscopio globale.
In fondo anche una configurazione prefissata e rispondente può equivalere ad una forzatura generando un percorso coatto, se non rispetta le regole del pieno equilibrio; è ciò che mi ha dato più da pensare anche sul diagramma basato sui cerchi aurei, sebbene si ponga come un caso del tutto particolare che non si presta ad alcuna ulteriore manipolazione; aggiungerei che mi ha costretto a non fermarmi e ad andare oltre.
Virtualmente la formula dovrebbe contenere in sé i principi della creazione, cosa che al momento non sembra essere alla portata dei Terrestri.

Antonio Alessi - © 2003-2019 The Watch Publisher
Riprendo questo titolo per aggiornare anche questa sezione: sono trascorsi nove anni dai tentativi descritti sopra. Nel frattempo, non saprei quando con precisione, almeno una nuova vista da ripresa aerea si è resa disponibile, decisamente più chiara e fruibile -grazie a Sri Yantra: The Oregon Desert Mystery (preview). Non ricostruirò tutto quanto ho già sperimentato e descritto; un percorso utile, ormai concluso, i cui argomenti tutto sommato non farebbero che ribadirsi, pur applicati ad immagini di qualità migliore; ma il tempo per nuovi apporti è prezioso.
Nondimeno la riproduco e la rendo ben visibile, a maggior riprova, dopo averla ridimensionata alla forma quadrata ottimale.
La parte superiore è naturalmente meno nitida, avendo dilatato la fuga prospettica della foto; inoltre alcune linee potranno risultare un po' sfocate, stanti i naturali inevitabili rilievi del terreno, i cui solchi appaiono come perfettamente arati, ma sulla planeità tipica del luogo.
Mi limito ad evidenziare che il triangolo facente capo al centro del modello ottimizzato non è equilatero, anche se ciò non esclude soluzioni con questa caratteristica, che però non appare essenziale. Personalmente la ritengo oggetto di una sorta di perfezionismo razionale e forse superficiale, in contraddizione con il fatto che occupa una delle posizioni laterali, e che nessuno degli altri otto ha caratteristiche particolari, tranne verosimilmente il maggiore, in genere considerato il primo riferimento della figura, echeggiando la sezione della Piramide di Giza, ma soprattutto per la natura di vero Triangolo Aureo presumibilmente prioritaria, in quanto definisce di per sé i quattro cerchi concentrici in proporzione aurea, che caratterizzano con immancabile evidenza le cerchie formate dagli stessi triangoli, fino a giungere al quinto centrale che delimita dall'interno l'ultima fascia e racchiude un solo triangolo.
Vale anzi la pena di far rilevare che tale triangolo centrale non è una figura autonoma, bensì ritagliata da intersezioni di triangoli maggiori; per di più esso è uno dei quattro triangoli contenuti nell'unico, vero triangolo centrale che non è ritagliato, ma integralmente defiinito dai soli quattro triangoli specifici, cioè necessari e sufficenti, già evidenziati nella copertina del mio saggio "Il Segreto dei 5 Riti Tibetani" DEL 2002, visibili ed ampiamente commentati a metà di questa pagina presso il nuovo apposito dominio Web.
Sostanzialmente esso contiene il Punto Sorgente ed è argomento di raccordo e di equilibrio come ago di una bilancia, o per meglio dire la chiave di volta dei due sistemi contrapposti dei 4+4 triangoli positivi/negativi.
|
roprio nel tentare di riprodurre lo schema del diagramma dell´Oregon ho appreso quanto la difficoltà maggiore stia nel far espandere il più possibile ogni singola porzione della figura mantenendo equanimi le proporzioni tra le parti, specialmente all´estremità alta e bassa.
Per un diagramma sviluppato in due dimensioni tutte le regole si condensano in una unica, semplice, essenziale ed imprescindibile:
realizzare la massima equità di distribuzione raggiungibile; qualsiasi dilatazione di un'area a difetto di altre, o sacrificio di un'area che sia verosimilmente evitabile, invalida o compromette la giusta risoluzione.
Il disegno del tempio di Sringeri ad esempio risolve in modo valido parte delle premesse fino ad ora emerse; ovviamente in ipotesi di precisione del tracciato, del quale però non è disponibile il metodo costruttivo che ne consenta l´effettiva verifica e sia ben chiaro che, mancando quello, una figura può non rivestire alcun valore.
Chi è interessato ad usare THEORY, sperimenterà quante imbastiture all´apparenza soddisfacenti escano deformate dalla rettifica effettuata dai calcoli, pur discostandosi inizialmente dalla formazione ideale per frazioni minimali; e che ad un tempo costruire figure "ideali" accettando qualche piccola percentuale di scarto (cioè di errore) sia diventato facilissimo, ma non serve a niente.
Tornando a quel disegno allo status quo è debole nella fascia inferiore, che soffre di un restringimento della penultima banda, mentre l´ultima risulta più ampia; ciò crea un'aritmia che contrasta con la progressiva espansione dei triangoli centrali inferiori, lasciando maggiore ampiezza al triangolo finale in basso, che poi non è compensata dall´area di quello in cima.
A parte il problema dell´equilatero, la qualità complessiva presenta una sua eleganza jeratica e qua le masse risultano meglio distribuite dall´interno verso l´esterno. Un'ulteriore ingrandimento della bitmap denuncia però un'evidente anomalia nel punto definito A4x1 nella console dei parametri di THEORY.
Questa mia ne offre un un bell´esempio, che sperimenta la definizione dello Yin grande per l´intersezione della base Yang grande con il 2° cerchio aureo (a) e colloca la base inferiore intermedia all´intersezione (c) con lo stesso cerchio aureo del lato desunto dello Yin grande; essa presenta un notevole eleganza, è ben bilanciata e assai rispondente nella parte superiore; per di più è geometricamente esente da errori, per la qual cosa in altri tempi (o da altri autori) avrebbe potuto essere presentata come eccellente o definitiva ma, pur non presentando il difetto di uno schiacciamento bilaterale verticale, dovuto alla forzatura del triangolo a 60°, soffre al lato basso della stessa malformazione, anche più accentuata.
Raffrontato al diagramma di P. Flanagan, precisione a parte, ne esce con qualche punto di vantaggio per il migliore allineamento delle fasce centrali, (clessidra e triangoli della cerchia interna) ma “la legge” è la stessa per tutti.
Vi sono fasce infatti che risentiranno di alterazioni apparentemente ingiustificate (per il giudizio visivo, al momento di stabilire le varie altezze), ma imprescindibili nell´economia di un insieme reale e calibrato, amplificando uno scarto che in partenza è a mala pena visibile. In linea generale si nota una maggiore facilità nel perfezionare figure che si ritirano, lasciando maggiore ampiezza ai triangoli in cima e in fondo, in particolar modo a spese della parte inferiore; probabilmente è il motivo della loro maggior diffusione.
Per questo la figura dell´Oregon può farci davvero da maestra, per la purezza che traspare.
Prendiamo atto fin d'ora che l´altezza delle ultime due fasce orizzontali inferiori (triangolo inferiore ed i tre subito sopra) è circa la medesima e pare leggermente maggiore della terzultima (quella con cinque triangoli); ecco un'immagine ricavata sovrapponendo in trasparenza la metà sinistra e centro della prima alla seconda delle due foto ricostruite.
Una non improbabile alterazione della veduta fotografica può lasciar dubitare tutt'al più che le tre bande siano uguali, ma non che quella mediana (3) possa essere più ristretta delle altre; a meno che l´aberrazione non controllabile dell´ottica impiegata, dovuta alla massima vicinanza di quell´area non abbia avuto l´effetto di dilatarla; cerco di avanzare su di un terreno in cui le supposizioni teoriche si sommano a dati del tutto aleatòri.
Anche la terza fascia nella metà superiore dello yantra risulta più ridotta delle prime due ma in modo decisamente più pronunciato, naturalmente dovuto all´ipotetico slittamento verso l´alto dell´asse d'equilibrio orizzontale centrale; questo lascerà espandere le due ali del triangolo superiore, il cui vertice poggia su una base rientrante rispetto al vertice del suo simmetrico, quindi necessita di sviluppo in senso orizzontale.
Le proporzioni tra le aree della cerchia dei triangoli periferici si direbbero dettate dal nuovo baricentro (verde nelle fig. all´inizio), che si discosta dal diametro verso l´alto, dando respiro all´asimmetria implicita nel doversi sovrapporre i 4 triangoli per un verso ai 5 nel verso opposto, fino a bilanciarne “il peso” e la disposizione.
Sono criteri da tenere ben presenti, poiché appaiono soffocati dalla presenza dell´equilatero; o per meglio dire conferiscono alla figura un guadagno nella metà alta, a spese di quella sotto. Se fosse possibile mantenerlo correggendo il difetto denunciato, la formula potrebbe essere vincente, ma, in partenza, di figure come l´unica disponibile attribuita a detto tempio ne potrei disegnare a iosa, accontentandomi di piccoli scarti… però poi vanno portate a buon fine.
Inoltre non escluderei di dover fare i conti con l´area totale coperta dai triangoli in ragione del vuoto interno al cerchio, poiché ha indubbio peso nell´equilibrio globale ed anche in tal senso la distribuzione dell´Oregon insegna.
Ricorro volutamente a termini e concetti pratici, poiché in questa sede poco importa stabilire gli attributi più o meno settari delle varie scuole e dottrine; comprendere la dinamica delle spinte è già un esercizio degno della massima concentrazione, poiché conduce al senso del mandala nel modo più diretto e profondo, insito appunto nel simbolismo geometrico universale, evocando per sua virtù le più veritiere e sottili sollecitazioni interiori.
Quale sia il criterio di giudizio, in mancanza di un esemplare di riferimento esso è necessariamente affidato al buon senso, alla vista e all´intuizione; o al confronto con i migliori risultati ottenuti fino ad un certo punto, purché certificati in pecisione, ad evitare probabili disilllusioni.
Quanto alla precisione vorrei chiarire una volta per tutte il mio pensiero, sottolineando che la ricerca di precisione in questo caso specifico non nasce da un'esigenza meramente programmatica, tantomeno maniacale. Come si verifica per la piramide, sono convinto che la rispondenza geometrica sia garanzia simbolica essenziale alla funzionalità del mandala e che esso sviluppi potere energetico traendolo dalla sua stessa configurazione allorquando essa ne esprima l´essenza, in primis dal fatto stesso di essere perfetto, ossia in funzione del rispetto della dovuta sinergia dinamica tra le linee che delimitano spazi; poiché come uno strumento accordato emette un suono armonico, uno scordato può comunque suonare, ma suona male e genera effetti stonati e sgradevoli.
Uno strumento con le corde mancanti o fuori posto, o la cassa armonica con delle fessure invece semplicemente non suonerà, nel senso stretto del termine; tutt'al più potrebbe far rumore (e ce n'è già tanto!).
Il solo altro modo per rendere attivo un mandala è quello di trattarlo energeticamente imprimendogli le dovute valenze grazie all´apporto di Entità, scavalcando per analogia ogni esigenza grafica e tecnica (per la qual cosa vale anche il suggerimento di un costrutto indipendente) ma questa è un'altra storia, non meno complessa e certamente non alla portata di tutti.
Visto da fuori, si tratta del + spaventoso esempio di logica graficamente concepibile, una logica che sovrasta qualsiasi illazione. Se si dovesse simbolizzare il fatto che ciascun elemento debba andare assolutamente d'accordo con tutti gli altri, questo è il logo ideale.
Uno S.Y. infatti lo si può tracciare in tanti, tanti modi, all´apparenza molto simili ma di fatto profondamente disuguali. Lo si può far “quadrare” fino alla congruenza completa, ma il problema della distribuzione degli spazi, che in questo caso garantisce l´armonia dell´insieme, resta più o meno sottilmente aperto.
La ricerca di una simmetria/sinergia in verticale come pure nell´espandersi della figura è determinante, né è da intendersi come un rompicapo, ma come un test che induce all´evoluzione; e penso siano soltanto le prime norme; di più non ne sappiamo, ma intanto se non altro possiamo regolarci meglio ed avanzare di qualche passo.
Sono certo che altre magiche relazioni verranno a galla con l´affacciarsi della configurazione ideale, soprattutto nell´area centrale, poiché è da lì che viene dato senso e consistenza alle regole, più che dall´orizzonte; mi vien da pensare che se una base di piramide senza vertice non è niente, un vertice senza base può equivalere ad un raggio che si espande all´infinito, come una spirale senza una circonferenza che la delimiti.
L´impianto che ho sperimentato per primo con THEORY vanta una speciale sintonia tra i parametri, partecipi persino di una certa perfezione simbolica; anche un altro modello sperimentato in seguito su basi “auree” sembra avvicinarsi spontaneamente alla precisione.
Ciò nonostante presentano restrizioni evidenti: la maggiore ampiezza dei triangoli di punta in alto e in basso, un difetto comune alla maggior parte delle figure in circolazione (la misura delle due fasce mediane, sia sopra che sotto, è condizionata dall´aver determinato le basi inferiori dall´intersezione cerchio-triangolo) e la contrazione eccessiva dei due piccoli triangoli inferiori nella cerchia centrale; di conseguenza i tre incroci mediani partendo dall´esterno non sono allineati, altro difetto comune alla maggior parte delle riproduzioni (quanto più sono esatte negli incroci); questo dipende principalmente dal posizionamento della base di appoggio del triangolo centrale, che poi è il più alto; abbassandola, la griglia ritrova rapidamente l´aspetto ideale, ma subentra l´immancabile errore.
In ogni caso esso condensa un'esperienza speciale, per me come una chiave d'accesso, che però non apre nessun'altra porta o tipo di soluzione.
Così, dopo aver preso atto, non senza fatica, di tutti questi fattori cruciali, mi sono risolto a riscrivere il programma, restituendo a questo simbolo un aspetto più “veritiero” ed appropriato di quelli che vedo in giro, in un formato praticabile e cioè tale da consentire ad altri di avanzare nel tragitto; uno strumento atto a predisporre e veder finito il diagramma secondo l´intuito di ciascuno, giungendo ad una soluzione ottimizzata indipendentemente dal criterio o dal metodo di riferimento (purché naturalmente i parametri siano congruenti).
Una soluzione puramente algebrica non potrà certo mancare, che tenga conto di tutti i punti di contatto e di intersezione virtualmente infiniti, soddisfando le premesse ormai note; ma non ne ho vista applicazione finita e praticabile.
Nell'empirismo del tracciamento geometrico effettivo, è solo su un percorso ripulito da errori che si può procedere assestando passo passo i dati di base; ma per conseguire questo occorre dotare un elaboratore di una serie di routines adeguatamente addestrate; ogni altro tentativo come quelli più diffusi di ricomporre un singolo puzzle, apprendimento a parte, saranno solo una perdita di tempo; anche perché la soluzione non è univoca ma al contrario si apre ad un numero indefinito di casi matematicamente esatti.
|